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RICETTE/ La ribollita, simbolo di enogastronomia "politica"

Pubblicazione:venerdì 28 febbraio 2014

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Coincidenze astrali: mentre in Toscana, tra Firenze e Siena si svolgevano le degustazioni in anteprima della annate di Vino Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino e Chianti, il sindaco di Firenze stava per diventare premier. E intanto si mangiava la ribollita, che è il piatto povero della gente di queste terre, nato per recuperare gli avanzi degli orti e di quanto c'era in casa. Il giorno dopo, a Brescia, c'era attesa per la prima puntata di Expo tour nelle città lombarde. Ma, dalla sera alla mattina è mancato un relatore: Maurizio Martina, già sottosegretario all'Expo, è stato nominato ministro per le Politiche Agricole. Un segnale abbastanza chiaro, insomma, che l'Expo è strategico anche per il governo entrante, il cui premier ha cercato in tutti i modi di non farlo passare per il piatto tipico della stagione: la ribollita, appunto.

Ora, al di là dei simboli di enogastronomia politica, la ribollita, come altri piatti, è il segno di una mentalità che aveva rispetto di ogni tipo di cibo. Conviene a questo punto ricordarne la ricetta: con tre cucchiai d'olio soffriggete un trito di aglio e cipolla e rigatino; aggiungete i fagioli e coprite con 2 litri di acqua, cuocendo a fuoco dolce per due ore. Tritate un’altra mezza cipolla e fatela appassire in un tegame. Unite carote, sedano, porro e patata (a pezzetti) e coprite con l’acqua di cottura dei fagioli. Passate due terzi dei fagioli cotti e uniteli alle verdure insieme ai fagioli lasciati interi. Tagliate il cavolo nero a striscioline, aggiungetelo alla minestra e proseguite la cottura per un’ora regolando di sale e pepe. Spegnete e lasciate raffreddare. Portate nuovamente a ebollizione la zuppa (di qui il nome «ribollita») poi versatela in una zuppiera sopra le fette di pane. Servite la zuppa con un filo di olio.

Tutto a posto? Macchè, fra le tendenze di questa epoca, s'è appreso dai media, ora c'è l'abolizione della tovaglia, che a me sembra una regressione come quella un po' modaiola di mangiare il cibo crudo. E qui m'è venuto in mente Gaber: “Ma la tovaglia è di destra o di sinistra?”. Da un sondaggio su twitter è uscito che la tovaglia è bianca e quindi è di centro, mentre la tovaglietta sarebbe di sinistra, a patto d'essere di carta riciclata. Però è anche vero che la tovaglia unisce, mentre la tovaglietta divide. E quale partito al giorno d'oggi è in grado di attovagliarsi?


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