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MATRIMONI GAY/ Binetti: anche le nostre famiglie vogliono i Principi di Yogyakarta?

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Dietro una terminologia asettica assistiamo al diffondersi di una visione antropologica secondo la quale è finito il tempo in cui l'umanità si divideva naturalmente in due sessi: i maschi e le femmine, gli uomini e le donne. Dall'Europa ci dicono e ci ripetono con insistenza che tutto ciò deve essere superato da una nuova auto-consapevolezza, invocando la libertà per ognuno di diventare ciò che desidera, denunciando come discriminante qualsiasi intervento di natura educativa in cui il riferimento alla sessualità sia ancorato alla dimensione biologica. 

In questa logica vanno così rimossi tutti gli interventi educativi, considerati come ostacoli e come condizionamenti, che propongano un percorso educativo di empowerment, per cui la sessualità con cui si nasce, va coltivata, educata, rafforzata. La "strategia" europea, prevista dai due ultimi Rapporti Estrela e Lunacek, non solo si propone di agire nella società con modalità precise perché nessuno si "permetta" di proporre concezioni educative che dissentano da modelli "gender", ma offre specifici privilegi ai soggetti Lgbt, per ovviare in modo preventivo a possibili discriminazioni. Ricordiamo che in Italia la "Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere" è stata affidata a 29 associazioni Lgbt, escludendo le associazioni familiari. 

L'influenza europea appare chiara e forte, ambigua e problematica, capace di cancellare con un solo gesto una tradizione consolidata di vita di famiglia caratterizzata dalla differenza non solo dei ruoli, di cui si potrebbe anche discutere, ma soprattutto dalla differenza delle identità sessuali, che da sempre fanno da punto di riferimento per la scoperta della propria identità sessuale nei figli… Una questione di neuroni a specchio, potremmo dire, invocando gli studi più recenti di neuro-psico-bio-fisiologia, per cui un figlio impara ad essere e a diventare uomo da suo padre, così come sua sorella impara da sua madre. 

Il Rapporto Lunacek capovolge questa prospettiva e speriamo davvero che analogamente a quanto accaduto con il Rapporto Estrela non passi, sia pure per una manciata di voti come è accaduto in quella occasione. E intanto noi riflettiamo sulle prossime elezioni europee chiedendoci davvero che Europa vogliamo e chi vogliamo che in Europa rappresenti i nostri valori!



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