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BOSS EVASO/ Se mamma e papà Cutrì difendono il figlio omicida: dove abbiamo sbagliato?

Pubblicazione:giovedì 6 febbraio 2014

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Isso, issa e 'o malamente. Solo che malamente sono due fratelli, e lui e lei sono padre e madre. Ci sarebbe anche la sorella, per ora nella parte di probabile vittima o complice silente. Parliamo della famiglia Cutrì, protagonista della cronaca nera di questi giorni. Mimmo, condannato all’ergastolo per omicidio, viene prelevato a mano armata dal furgone che lo trasporta in un altro carcere, e evade. L’autore del colpo, il fratello Nino, morto ammazzato durante un conflitto a fuoco.  

La signora Antonella non solo lo assolve, lo giustifica, ma ne traccia i caratteri dell’eroe, accorso a difendere il sangue del suo sangue con la vita. Perché i ragazzi si portavano poco più di un anno, erano come gemelli, spiega, e Nino era da tempo che ce l’aveva in testa, di organizzare qualcosa, in auto, perfino in elicottero, chissà quanti film aveva visto per studiare meglio il da farsi. Per questo tocca che il fuggiasco scappi, non si faccia prendere, per non rendere vano il sacrificio. Che poi, quella pena comminatagli, spiega il papà Mario, non era giusta per niente, l’ergastolo è quasi morire, e quel suo figlio testa matta non era un assassino. 

Io non discuto il verdetto della legge, che asserisce senza esitazioni che Mimmo è un personaggio più che pericoloso, mi auguro anzi che sia assicurato presto alla giustizia. Ma vorrei entrare nella testa di quel padre, di quella madre soprattutto, per provare a capire. Hanno suonato alla sua porta, lei è scesa, l’hanno fatta salire in macchina dove c’era quel suo figlio con gli occhi riversi, perdeva sangue. Neanche l’ho guardato, ha detto. Non ha chiesto nulla, perché lei non è abituata a fare domande. L’omertà, sempre. Il silenzio tombale, soprattutto nelle cose da uomini.

Che può fare quella donna, se non stare al ruolo che le è assegnato, dalla nascita, baluardo granitico a difesa di ciò che è suo, carne della sua carne. Non chiede, non più. Ora piange, senza un corpo su cui piangere, e impreca contro la polizia, cioè lo Stato, il potere, senza che neppure le passi per la testa che fossero i suoi figli a stare dalla parte sbagliata. Che non ci si vendica ordinando omicidi, se danno fastidio alla tua ragazza. Magari la sua figliola avesse un fidanzato così, dirà in cuor suo. Non ci pensa che quei carabinieri e poliziotti, per lo più gente del suo sud, abbiano scelto di faticare in divisa per guadagnarsi il pane, e per mostrare del suo popolo la parte migliore.

Questa donna, il marito, soffrono di un dolore straziante, che non può essere rubricato a recita, né sminuito. Sono personaggi da tragedia, un canovaccio aggrovigliato di passioni viscerali e ancestrali leggi del taglione, trama incomprensibile ai nostri occhi, impenetrabile.


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