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PEDOFILIA/ Padre Lombardi: il documento Onu? Anomalo e con gravi limiti. Il testo integrale della nota

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Per la verifica dell’attuazione della Convenzione sui diritti dei bambini esiste un Comitato con sede a Ginevra, che tiene due sessioni l’anno, che riceve i rapporti dei diversi Stati aderenti, li studia e li discute con le delegazioni da essi inviate e formula raccomandazioni per un’attuazione migliore di quanto previsto dalla Convenzione stessa. Le raccomandazioni formulate dal Comitato sono spesso piuttosto scarne e di peso relativo. Non per caso non se ne è quasi mai sentita eco a livello di stampa internazionale, anche nel caso di Paesi dove i problemi dei diritti umani e dell’infanzia sono notoriamente gravi.

Nel caso dei Rapporti presentati dalla Santa Sede al Comitato nei mesi scorsi sull’attuazione della Convenzione e dei Protocolli addizionali, alle domande successivamente formulate per scritto dal Comitato erano state date ampie risposte scritte, a cui era seguito un giorno di audizione di un’apposita delegazione della Santa Sede a Ginevra il 16 gennaio. Ora si è avuta, il 5 febbraio, la pubblicazione delle osservazioni e raccomandazioni conclusive del Comitato. Ciò che ha suscitato ampie eco e reazioni.

Che cosa osservare in proposito?

Anzitutto, l’adesione della Santa Sede alla Convenzione è stata motivata da un impegno storico della Chiesa universale e della Santa Sede per il bene dei bambini. Chi non si rende conto di che cosa questo rappresenta per il bene dei bambini nel mondo vuol dire che non conosce bene questa dimensione della realtà. Perciò la Santa Sede – come ha detto S.E. Mons. Parolin - continuerà ad impegnarsi per attuare la Convenzione e per mantenere un dialogo aperto, costruttivo e impegnato con gli organi in essa previsti. Prenderà le sue ulteriori posizioni e ne darà conto, e così via, senza pretendere di sottrarsi a un dialogo autentico, alle procedure previste, con apertura alle critiche giustificate, ma lo farà con coraggio e decisione, senza timidezza.

Allo stesso tempo, non si può non rilevare che le ultime raccomandazioni pubblicate dal Comitato appaiono presentare – a giudizio di chi ha ben seguito il processo che le ha precedute – limiti gravi. Non hanno tenuto conto adeguato delle risposte, sia scritte, sia orali, date dai rappresentanti della Santa Sede. Chi ha letto e ascoltato queste risposte non ne trova riflessi proporzionati nel documento del Comitato, tanto da far pensare che esso fosse praticamente già scritto o perlomeno nettamente impostato prima dell’audizione.

In particolare sembra grave la non comprensione della natura specifica della Santa Sede. E’ vero che si tratta di una realtà diversa dagli altri Stati e questo rende meno facile comprenderne ruolo e responsabilità. Ma ciò è stato spiegato molte volte dettagliatamente nei vent’anni e più di adesione alla Convenzione e in particolare nelle recenti risposte scritte. Non si è capaci di capire o non si vuole capire? In ambedue i casi si ha diritto a stupirsi.


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