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UCCIDE LE TRE FIGLIE/ "Sono sola", orfana di una terra senza cielo

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Se questa è la verità, siamo di fronte a una persona sola, che per di più riteneva se stessa l'unica in grado di dare un futuro alle proprie figlie. Non si tratta allora di una solitudine appena personale, o sociologica, o psicologica: e neppure una somma di tutte queste. La solitudine che ha spinto quella madre a quel gesto è vasta, onnicomprensiva, soffocante. Noi ci stupiamo che ciò possa accadere, ma poi tantissimi di noi hanno fatto un'esperienza non distante: di fronte a un problema, a una circostanza negativa della vita, si apre come un muro, o un vuoto, che sembra impedire ogni scappatoia. Da questa condizione hanno origine le migliaia di depressioni, e talvolta purtroppo i gesti estremi. È una condizione intorno a cui abbiamo costruito una società e un mondo intero. Abbiamo assunto una concezione della persona che vale in quanto capace di risolvere individualmente i problemi e farsi strada nella vita, e l'abbiamo lasciata nella sua segreta e terribile solitudine. La caratteristica che per secoli ci ha contraddistinto positivamente come popolo socievole in cui la famiglia e la comunità erano la forza e l'aiuto della persona, sta svanendo, assieme a quelle che erano le fondamenta di tutto, cioè le radici cristiane che erano intimamente connesse alla vita quotidiana. Ciò che rimane è una terra senza cielo, e quindi un individuo senza compagnia, con uno sguardo ai problemi e all'esistenza quotidiana senza un orizzonte più grande, intrappolato in un muro di solitudine asfissiante che porta migliaia di fratelli uomini come noi a un passo dal baratro di gesti violenti e insensati.



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