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BAMBINE UCCISE A LECCO/ Cosa c'entra Papa Francesco coi sociologi fai-da-te?

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Le sorelline assassinate a Lecco (Facebook)  Le sorelline assassinate a Lecco (Facebook)

La cultura della leggerezza e delle costanti riparametrazioni, la cultura dell’irresponsabilità coincidente con la certezza delle nuove occasioni, non vede il male che compie. Questo non è che un “danno collaterale”, una dolorosa necessità per evitare guai peggiori. Le ferite non si vedono fino a quando non sono esplicite, fino a quando non diventano mortali.

L’immagine della Chiesa “ospedale da campo” è allora terribilmente profetica. In un mondo che finge che il dolore non esista ed il male sia solo una momentanea e dolorosa necessità, la voce di Papa Francesco, pastore e padre, ci richiama alla realtà profonda del custodire, dell’avere a cuore, del tenere caro, come il primo dei doveri di ogni uomo e di ogni donna. Custodi del bene, del buono, del bello: responsabili di tutto, comprese le ferite non curate. Solo la Chiesa può farlo, solo un’agenzia istituzionalmente convinta della resurrezione di un Dio, e quindi di noi tutti (perché Cristo è primizia di tutti coloro che sono morti) può aiutarci a riconoscere il bene come valore finale, ad amarlo e proteggerlo contro ogni male, del quale noi per primi possiamo essere capaci.

Ma Papa Francesco ci ricorda anche come ogni separazione sia in realtà un dolore, una ferita, un danno. Contro la cultura che minimizza, che non vede, che allarga i “possibili” e le “occasioni” da cogliere, Papa Francesco ci ricorda i danni fatti, quelli che la nostra euforica e gaia irresponsabilità ci fa compiere ogni giorno. Ed è proprio in questa luce che questo Pontefice va compreso. Chi si separa vive un dolore profondo, sconfortante. Solo chi sa percepire questo dolore, questo smarrimento ed ha in mano un annuncio di salvezza, può stare accanto a chi vive una tale crisi: solo una tale Chiesa può fare compagnia al mondo. A questo mondo povero che ignora la Pasqua.

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COMMENTI
11/03/2014 - C'è sempre un Bene che ci porta in Paradiso (claudia mazzola)

E' morto Napo, 53 anni, drogato, alcolizzato, con il pace maker al cuore. Lo hanno trovato soffocato e cianotico. Non credeva in Dio, un amico mi ha detto che pure lui avrà avuto un istante per riconoscere il Mistero e la Sua Misericordia. Spero sia così anche per le tre bambine uccise.