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Cronaca

LETTERA ALLE FIGLIE UCCISE/ Così un padre riscopre il dono della vita

Una lettera intensa, letta durante il funerale delle bambine di Lecco riapre il cuore a una terribile domanda. Cosa significa custodire i nostri figli? FEDERICO PICHETTO

Le bambine di Lecco (Immagine d'archivio)Le bambine di Lecco (Immagine d'archivio)

La scorsa settimana, a Lecco, una donna ha ucciso le sue tre figlie e poi ha tentato di uccidersi. Suo marito, dal quale si stava separando, ha scritto insieme ai nonni e agli zii una lettera che è stata letta durante il funerale delle piccole. In questa lettera l'uomo chiede perdono alle proprie figlie, si rifiuta di giudicare il gesto della moglie e implora le sorelline affinché, dal paradiso, vigilino e proteggano la loro famiglia. 

Io non so quanti di noi abbiano la forza e il coraggio di provare a immedesimarsi veramente in quest'uomo, in questo marito, in questo padre. Credo che sia vietato entrare con i nostri giudizi nella storia di una famiglia, nei suoi drammi e nei suoi dilemmi, mentre invece penso che fatti come questo possano aiutarci a capire molte cose.

A tal proposito, in una delle strade che conducono alle mie parrocchie ci sono dei tornanti. Il tornante è un tratto di strada molto interessante perché ti permette di tornare indietro, dove sei già passato, ma ad un'altezza diversa. Alcuni eventi della nostra esistenza sono proprio dei tornanti: ci restituiscono alla vita e alle cose di sempre con una consapevolezza inedita, nuova. Il tornante è una curva pericolosa, non è un tratto di cammino da percorrere a cuor leggero. Per alcuni genitori il tornante è la morte di un figlio, per altri la scoperta che il proprio figlio non è come avevano pensato che fosse, per altri ancora il tornante si materializza quando il loro figlio nasce con una malformazione o con una sindrome che difficilmente gli potrà consentire quella che noi, con una certa ingenuità, chiamiamo "vita normale". 

I tornanti sono parti costitutive della nostra vita e ci obbligano a riprendere in mano quello che noi consideravamo scontato. In pochi giorni il padre di queste bimbe ha dovuto ridomandarsi che volesse dire essere papà, essere marito, essere uomo. La sua lettera manifesta una grandezza umana impressionante e un desiderio vivo di assumersi tutte le responsabilità che gli spettano. Ma il punto, però, non è neppure questo: il nostro cuore infatti non cerca colpevoli o confessioni di meschinità, ma cerca senso, cerca significato. Finché ragioniamo nell'ottica delle colpe e delle giuste punizioni è come se stessimo un passo indietro rispetto alla reale portata del desiderio del nostro cuore.

La verità, dura e amara, è che la nostra vita non è fatta per i figli, né per la moglie, né per il resto. La nostra vita è fatta per un compimento che sta dentro e al di là di tutto, un compimento che ci porta a generare e ad amare con libertà, con la consapevolezza che noi partecipiamo ad una Paternità e ad una Maternità più grande, quella di Dio. 


COMMENTI
15/03/2014 - Meditazione (Pierluigi Assogna)

Pensieri molto belli per meditare