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Cronaca

SPILLO/ Fra carriere e terza Repubblica: la "questione milanese" agita i Pm

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Nessuno può dubitare - al di là delle ipocrisie e dei moralismi - che nello scontro ai vertici della Procura di Milano abbiano un peso anche motivazioni di puro potere. Anzitutto il potere dei singoli, anche al di là della gestione quotidiana dei casi. Non è un mistero che Greco resti candidato (lo è da anni) a incarichi diversi, non esclusi quelli esterni all’ordine giudiziario: si dice, ad esempio, la presidenza della Consob (authority decimata, guidata da Giuseppe Vegas, espressione del centrodestra, seduto su una poltrona probabile oggetto di nomine nel grande round primaverile). Nessuno dubita neppure che Robledo sarebbe il primo candidato a prendere il posto di Greco a capo di quella che è nei fatti la “super-procura finanziaria” italiana. Lo resta anche dopo che l’Appello di Milano ha espresso una valutazione oggettivamente negativa sulla sua azione nel perseguire ciò che è penalmente rilevante sui mercati finanziari. Ma - ragionando sempre di carriere, decise dal Csm - sarebbe un errore anche eludere interrogativi diversi.

Il primo - circoscritto, ma molto delicato - riguarda le fratture emergenti in un’area della magistratura tradizionalmente considerata tanto militante quanto compatta. Un commentatore “vetero-berlusconiano” pungerebbe: Robledo provoca Bruti Liberati su chi è “veramente di sinistra”. La realtà - fortunatamente per il Paese - è meno rozza e più complessa. Il commentatore del Sussidiario riprova a metterla così: Robledo esprime una magistratura “militante” nel senso più proprio (e quindi in sé rispettabile) dell’accezione. Robledo è convinto che il capitalismo finanziario (bancario) - “qui e ora”, domestico o globale - rappresenti una minaccia comprovata e permanente per lo sviluppo della civiltà politico-economica: e - a differenza dei colleghi dello Stato di New York, che non hanno mai neppure interrogato l’ex Ceo di Lehman Brothers, Dick Fuld - non mostra cautele o attenzioni di fronte ad alcun big name, sia esso un grande marchio o un top manager. Naturalmente lo fa lavorando, inchiesta dopo inchiesta, processo dopo processo. Bruti Liberati e Greco hanno curricula altrettanto inattaccabili, ma è un fatto (non un giudizio) che la “loro” Procura di Milano non ha per ora dato seguito - ad esempio - all’inchiesta sui legami fra Mediobanca e il crac del gruppo Ligresti.

Sintetizzando - forse troppo - la Procura di Milano sembra già da tempo sintonizzata su quello che pare essere un umore di fondo della fase politica personificata dall’avvento di Matteo Renzi: “rottamazione” può fare rima - nei fatti - con “abbassamento generale dei toni”; “ripresa italiana” può essere sinonimo di “superamento di conflittualità strutturali”, “ridimensionamento di protagonismi” o ”attenzione agli interessi generali di un Paese in sofferenza” (abbiamo già avuto modo di accennare alla coincidenza fra l’assoluzione di Ubs e la forte priorità data dal governo Renzi a un accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali italiani e la normalizzazione fiscale). L’esito mediatico è comunque una breccia nel muro monolitico (“mitico”) della Procura di Milano. Ancora una volta: un fatto, non un giudizio.