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DON GIUSEPPE DIANA/ Don Patriciello: noi serviamo Dio e l'uomo, ma lo Stato dov'è?

carabiniere_mafia (infophoto) carabiniere_mafia (infophoto)

A Casal di Principe il 60% delle abitazioni non ha l’acqua potabile, perché sono abusive. Io mi chiedo: ma lo Stato dove stava mentre questo paese cresceva? Perché non è intervenuto? Al di là del fattore legale, dal punto di vista sanitario è gravissimo.
 
La malavita trova terreno fertile in un territorio in cui scarseggia il lavoro…
Esattamente. Anche qui, lo Stato non può essere distante. Mi rendo conto di toccare un tasto enorme, ma se non c’è lavoro per le persone la disperazione porta ad azioni sbagliate. L’altro giorno hanno arrestato nella mia parrocchia una mamma che faceva un po’ di manovalanza: una donna che chiede, per dare da mangiare ai propri figli, di poter guadagnare qualcosa con il sudore della propria fronte, senza trovare niente. Cosa deve fare? I suoi figli devono morire di fame? E alla fine si rassegna a fare qualcosa di non legale. C’è qualcosa che non va. Così come per la Terra dei fuochi.
 
Altra mortale conseguenza del malaffare.
La camorra ha stretto dei patti scellerati. Io ho incontrato Carmine Schiavone e gli ho detto: ma che razza di camorristi siete se avete permesso a tanti industriali del Nord Italia di sversare nelle nostra campagne, le più belle del mondo, rifiuti tossici che hanno avvelenato la nostra terra e i nostri figli. I patti, però, si stringono in due: se non c’era l’industria disonesta e una politica pigra e ignava, che ha fatto finta di non vedere per tanti anni, ci saremmo evitati questa piaga.

Lei prima ha citato un episodio di vita quotidiana: vedere ogni giorno i tantacoli della camorra incuriosire e accalappiare qualcuno e qualcun altro cercare di divincolarsene.
Chi ci entra è difficile che ne esca, praticamente impossibile. È un sistema maledetto, è come una trappola per topi. Nel momento in cui si vengono a sapere tante cose non si può mica uscirne così facilmente. Chi, invece, ha la grazia di non cascarci dentro, ha due possibilità: la prima è quella di andare per la sua strada, facendo finta di non vedere, ma chi ha dignità e amore per la libertà non può più tollerare; oppure impegnarsi sul campo. Dopo la morte di Peppino sono nate decine e decine di associazioni e comitati di volontari che vogliono cambiare il mondo. Ma, ripeto, per quanto siano bravissimi ragazzi pieni di volontà, c’è bisogno del sostegno dello Stato.

Recentemente si sono registrati omicidi?
La camorra non scherza. In questi giorni nella nostra diocesi (Aversa, in provincia di Caserta, ndr) sono state uccise sei persone, cinque delle quali bruciate. È qualcosa che fa rabbrividire. Tanta gente, davanti a queste cose, prova un paura immobilizzante più che legittima.
 
Lei è un prete che combatte in prima linea contro la camorra; una missione che si somma a quella della fede. Come vive giorno dopo giorno?