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DON GIUSEPPE DIANA/ Don Patriciello: noi serviamo Dio e l'uomo, ma lo Stato dov'è?

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carabiniere_mafia (infophoto)  carabiniere_mafia (infophoto)

Come poterlo dire…noi siamo coscienti che la nostra è una chiamata. Io sono un prete, come Peppino e don Pino Puglisi. Questa mattina eravamo in 200 preti riuniti nella chiesa di don Peppino, a pochi passi da dove fu assassinato, ognuno con il desiderio di servire Dio e l’uomo. La vocazione si traduce in tanti impegni: ognuno dà il suo contributo, correndo tanti rischi e con la paura. Ma ripeto, non mi piacciono gli eroi. Mi piaccono i santi come Giuseppe che hanno vissuto tutta la loro vita facendo il bene. Il Vangelo professa la libertà e la dignità dell’essere umano: non si può essere neutrali. Bisogna prendere posizione contro le ingiustizie, anche se a qualcuno non piace.
 
In contesti così difficili, quanto è alto il valore della testimonianza cristiana?
Altissimo. Io a volte provo a immaginare i nostri paesi se non ci fossero le parrocchie. In tante realtà sono l’unico punto di aggregazione e l’unico momento di solidarietà. Con questa crisi, che ha portato così tante persone alla fame, sono diventate indispensabili per un sostegno non solo umano, ma anche economico.
 
Dal 19 marzo 1994, quanti passi in avanti sono stati fatti in questi anni?
Tanti, tantissimi. Adesso ci sono le “Terre di Don Peppino Diana”, le esperienze di tanti giovani e sono state fatte molte conquiste circa i beni confiscati (questi ultimi dovrebbero essere meglio gestiti) e dal punto vista penale: tutti i capi storici dei Casalesi sono in galera col 41 bis.
 
E la mentalità?
È cambiata anche la mentalità. Qualche mese fa abbiamo fatto un corteo per le strade di Casale contro i rifiuti industriali che ci stanno avvelenando: c’erano migliaia di giovani. Fino a qualche anno fa era cosa impensabile. L’indomani incontrai Giorgio Napolitano e gli riportai quello che lessi su un cartello esposto nel corteo: “La camorra ordina, lo Stato esegue”. Una scritta che mi impaurì. Ecco, noi dobbiamo convincere questi giovani che non è più così.

Come?
Per farlo c’è una sola possibilità: lo stato deve dimostrarsi più forte della camorra e liberarsi di tante persone che fanno fare brutta figura alla civile società. Meglio un delinquente per la strada che un politico corrotto e colluso. Tanta strada è stata fatta, ma tanta è ancora da fare: io sono però arciconvinto che se questa terra fosse stata sostenuta dallo Stato, a livello di occupazione, tanti giovani non sarebbero caduti in trappola.

(Fabio Franchini) 



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