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PAPA/ Dal Piemonte a Buenos Aires, il papà secondo Bergoglio

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Jorge Mario Bergoglio da cardinale (Infophoto)  Jorge Mario Bergoglio da cardinale (Infophoto)

Non so se ci avete fatto caso, ma tutti i genitori degli ultimi pontefici erano delle buone e brave persone. Ricordate il padre di Wojtyla, l'ex-ufficiale asburgico in pensione, che rimasto vedovo aveva tirato su l'ultimo figlio rimasto in vita da solo, preparandogli la zuppa di latte e avena la mattina prima di uscire di casa e giocando con lui a palla nella camera e cucina dove vivevano a Wadowice? 

E che dire del padre di Joseph Ratzinger, gendarme bavarese, intuitivo e umile, che subodorò la follia nazista e ne provò disgusto, mettendo in guardia la sua famiglia cresciuta a musica, canti, passeggiate domenicali e rosari? E poi i papà di Luciani, Montini, Roncalli. Insomma sant'uomini che hanno generato ed educato santi pontefici. Perché come è ovvio, niente è più importante di qualcuno che ti allevi, che si preoccupi che non ti manchi il necessario, che ti protegga se un pazzo di nome Erode ha deciso che è meglio farti fuori e togliersi il pensiero, che ti insegni un mestiere, che ti nutra di pane e Sapienza, che ti porti in Sinagoga per ascoltare le Scritture e che poi ti consegni al tuo destino. 

Questo ha fatto Giuseppe, ha spiegato ieri il Papa. Ma alla fine non è quanto hanno fatto i nostri santi genitori, magari con qualche limite in più? E in fondo non è quello che cercano di fare i padri di oggi, con molto più affanno e tante incertezze? Ciò che Bergoglio, forte di una bella esperienza di paternità vissuta ed esercitata nella castità, ha provato a spiegare ieri è che per fare il padre occorre stare molto vicini ai propri figli. "Vicini, vicini". Non incollati, ma abbastanza prossimi da lasciare alla prole la libertà di crescere. Perché i figli hanno bisogno di presenza, vicinanza e amore. Si può crescere in "Grazia", proprio "grazie" al lavoro instancabile del proprio padre. Anch'io ho pensato al mio "babbo". Ho pregato per lui, per tutto il bene che mi ha voluto. Per essere stato così simile a Giuseppe, in pazienza, umiltà e amore. Per essersi preso "cura" di me in vita e dal cielo. Se qualcuno di voi non è riuscito a farlo ieri, lo faccia oggi. Reciti il Padre Nostro per il suo papà. Anche e soprattutto se non è stato un buon padre.   

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COMMENTI
20/03/2014 - Il mio papà... (claudia mazzola)

Il mio papà 81anne, ha ricevuto tutti i sacramenti, va in Chiesa e nei Santuari quando vuole lui, dice per fare un giro, per accompagnare sua moglie, non crede nel Signore Gesù ed è diffidente, però prega quando recitano le preghiere, chissà perché... Dio me lo custodisca.