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Cronaca

IL CASO/ Perché suor Cristina e don Matteo battono Servizio Pubblico di Santoro?

Dall'incredibile esibizione di Suor Cristina a "The Voice of Italy" fino al film sulla Bibbia e l'inossidabile don Matteo. Cosa sta accadendo alla televisione italiana? MONICA MONDO

Suor Cristina a The Voice of Italy (Infophoto)Suor Cristina a The Voice of Italy (Infophoto)

Suor Cristina spacca in tv, la Bibbia su Rete 4 fa il botto di ascolti, per non dire di don Matteo, della bella saga familiare a firma di Pupi Avati. E poi, il papa: che preghi, parli, si muova, il papa blocca i telecomandi, costringe a fermarsi su di lui, ad ascoltare. Contemporaeamente, la tv italiana registra il calo consistente di trasmissioni consolidate, vedi Servizio Pubblico, o di talk storici come il Grande Fratello. 

I massmediologi ci diranno che non si possono confondere broccoli e banane, prodotti diversi, che bisogna analizzare i flussi, l'aumento dell'età media nazionale, e poi l'allargarsi delle piattaforme, la molteplicità e varietà di offerta… e i giovani, questi benedetti giovani che la tv proprio non la reggono. Dipende, perché Braccialetti Rossi con tutto il surplus di lacrime e l'aria fiabesca, che stona con la drammaticità della malattia, della vita in ospedale, è stata un successo proprio tra gli adolescenti. Chissà, forse perché parlava di loro, dei loro sogni, dolori, ansie. Forse perché non ne dava la solita immagine di sballoni disperati, cinici, fatti dalle droghe e col grilletto facile. Forse perché ha rispolverato parole come amore, amicizia: per decenni ci hanno intimato di accantonarle, bollando come retorica ogni cedimento. Poi ti arriva un signore anziano, che racconta la storia di un matrimonio che dura da cinquant'anni, e guarda un po', la gente guarda, e si commuove, prova perfino una sana invidia, i più giovani pensano anche che valga la pena, un'unione tanto lunga e profonda da sostenere la vita. 

E la Bibbia, poi. Che siano stati gli americani ad avere il coraggio di mettere in scena il Libro dei Libri, che sta alle radici della storia di mezzo mondo; che abbiano osato raccontarla in modo semplice, popolare, senza preoccuparsi di appiccicarci facce famose, senza sottilizzare sulle traduzioni o le interpretazioni. Tagliando anche in modo un po' grossolano, tre secoli qui, due secoli là, ma facendoceli vedere in faccia, quei profeti antichi che fanno capolino nel torpore da prime letture liturgiche, di cui confondiamo le parentele, altro che ricordarne il piglio, le parole. Quegli eroi universali ed eterni, come e più di Achille ed Ulisse, che occhieggiano dai capitelli delle cattedrali, dalle tele nei musei del mondo intero, come non riconoscerli, non appassionarsi alle loro avventure mirabili e al cardiopalma. L'arme, gli amori, i cavalieri, il peccato e la rinascita, l'uomo  (sì, ma che rozzezza, che superficialità, che mancanza di profondità storica, etc.). 

Così com'è  fastidiosamente nazional popolare questo pretino che ricanta padre Brown in salsa pummarola, che è il detective ma spalanca le porte agli ultimi, sa perdonare perfino i cattivi, gioca coi ragazzini, si comporta un po' come il papa. Qualcuno, più anziano, va con nostalgia a Guareschi. 


COMMENTI
25/03/2014 - Voglia di bontà (claudia mazzola)

La gente ha voglia di qualcosa di buono che gonfia il cuore. Oggi è venuto a benedire l'ufficio don Marco, c'erano inoltre due amici ed un collega. Che bel momento, che bel giorno dell'Annunciazione. Questo cerchiamo anche in TV!

 
25/03/2014 - Commento (cristiano ceselli)

Quello che scrive é talmente vero ed evidente che é paradossale e superfluo scriverlo no?! Eppure abbiamo bisogno di fare esperienza cioè di provare questa novità e giudicarLa, come lei ha fatto. Mi sto accorgendo che c'è un bisogno smisurato tra le persone di normalità!! questo attraverso la semplicità, la bellezza e la Verità, tradotto in termini pratici essere soggetti protagonisti nel vivere la propria vita e non permettere che altri se ne approprino. Grazie. Cristiano c.