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Cronaca

CRISI/ I consigli (non richiesti) di Bagnasco a Renzi

Il commento di GAETANO TROINA all'intervento del cardinal Bagnasco sulla situazione economica italiana. La sofferenza di chi non ha lavoro deve essere sentita dalla società.

Cardinal bagnasco (infophoto)Cardinal bagnasco (infophoto)

Ancora una volta la Chiesa ci richiama alla realtà. L’amore della Chiesa verso il reale è stato espresso ultimamente anche dal cardinal Bagnasco. Esso è un amore attento al nostro Paese ed alle sue vicende. La crisi economica che ci  sta accompagnando in questi ultimi anni ci ha messo nelle condizioni di avere una perdita di posti di lavoro enorme, accompagnata da un flusso di nuovi lavoratori specialmente giovani sotto i trent’anni che non trovano un impiego.

In questo quadro, in cui la disoccupazione risulta essere devastante, il cardinal Bagnasco sottolinea, così come hanno fatto tutti i papi nelle encicliche sociali, che il lavoro è il primo elemento per la creazione della dignità dell’uomo. Una persona che non ha lavoro è una persona sofferente, e questa sofferenza deve essere sentita da tutta la società, che ha anche il compito di effettuare scelte politiche valide per dare soluzioni efficaci ed efficienti al problema della disoccupazione. Infatti, se la politica per prima deve addossarsi quest’onere, anche la società, nei suoi singoli componenti, deve attivarsi per creare il più possibile posti di lavoro.

L’economia non e una scienza perfetta, ma espressione umana, un tentativo per ricercare adeguate soluzioni alle problematiche sociali e come tale si deve basare sulla solidarietà, l’equità e la reciprocità; il compito essenziale dell’economia è anche trovare la via verso la sussidiarietà, dove i corpi intermedi accanto o al posto dello Stato si attivano per dare soluzione ai problemi del lavoro. Questo nuovo governo ha messo il lavoro, e il lavoro giovanile, al primo posto, ovvero ha posto in questa congiuntura economica il lavoro come la priorità del bene comune.

Attendiamo risposte conseguenti e adatte al fine, perché un Paese che non pone fattivamente al centro della sua economia la persona umana e, quindi, la necessità di assicurare, nella misura più ampia possibile, occupazione è un Paese destinato all'entropia politica.

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