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PAPA/ Il male peggiore della Chiesa di oggi? Sta in certi preti...

Pubblicazione:giovedì 27 marzo 2014

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Il destino ha voluto che mentre Francesco parlava di sacerdoti, vescovi e dintorni sotto la pioggia battente e fastidiosa di Roma io fossi baciata dal sole pugliese nell'aranceto di un'antica villa ottocentesca trasformata da oltre un secolo in seminario minore. Un luogo bello e abbagliante come solo certi edifici al sud sanno esserlo, un susseguirsi di archi e pietra bianca dove si fanno crescere quelli che potrebbero (il condizionale è d'obbligo vista la minore età) diventare i preti nel futuro prossimo venturo. Mangiando alla tavola apparecchiata come in famiglia, circondata da ragazzi che hanno l'età di mio nipote e che pure sembrano non conoscere l'indeterminatezza e l'inquietudine dell'adolescenza, confesso che anch'io mi sono domandata: "come cavolo gli è venuto in mente?". 

Sì, "come hanno potuto anche solo ipotizzare a 15 o 16 anni che quello che forse oggi è il mestiere più difficile del mondo fosse per loro". Più tardi ho visto anche il padre di uno dei ragazzini. E mi sono sorpresa a valutarlo, a cercare qualcosa di strano. Invece era un tipo assolutamente normale, un papà qualsiasi che prelevava il figlio per un passaggio veloce in famiglia prima della partenza per la gita scolastisca. Devo dire che sono stata a rimurginarci su, fino a quando non ho riletto la catechesi di papa Francesco dedicata, ieri, proprio al Sacramento dell'Ordine. Nel finale (come sempre, è quando conclude che Bergoglio assesta il colpo) aveva deciso di dire qualcosa che sembrava non seguire lo schema logico della riflessione: sebbene si fosse attardato a definire qualità e compiti del ministro ordinato, aveva saltato l'incipit, il Mistero della chiamata. 

Fattuale come sempre era partito dal sacramento, non dal prologo. Lì per lì non ci avevo fatto caso, ma davanti a quei visi brufolosi e limpidi, a quei corpi goffi per anime tese, a quel concentrato di aspettative e speranze, ho avvertito l'urgenza del richiamo Bergogliano: vale a dire "non ci sono accessi al sacerdozio", non si "vendono" green card, l'iniziativa la prende un Altro. Il Signore chiama. Sceglie lui. Quei non più bambini-quasi uomini con cui ho spartito il tempo di un pranzo, che hanno sentito nel cuore la voglia di diventare sacerdoti, il desiderio di servire gli altri nelle cose di Dio, l'aspirazione a catechizzare, battezzare, perdonare, celebrare, curare e custodire, sono stati presi, pizzicati e tirati fuori. Se hanno sentito, anche in maniera confusa e provvisoria, qualcosa, questa cosa che chiamano vocazione, ebbene se l'hanno avvertita, è "Gesù che l'ha messa lì". 


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