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ROBOT/ C'è chi sogna una macchina umana (perfetta), ma non "trova" la coscienza

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Schmidt si trincera dietro l'assicurazione che ci saranno tante "product reviews"; quindi il problema è risolto mettendo a punto il prodotto, perfezionandolo sempre più, fino a che passerà il Test di Turing, uno dei tests creati per valutare la presenza della coscienza? Quindi l'ennesimo "Yes, we can"?

Ray Kurweil fa questa interessante affermazione a proposito di una apparecchiatura da lui creata per le persone cieche e che legge loro qualsiasi tipo di font, liberandoli quindi dalla dipendenza della scrittura in Braille: "Like a lot of clever computer software, it was a solution in search of a problem". Cioè con la tecnologia prima si trova la soluzione, e poi si va a cercare qualche problema che possa risolvere. Si pone qui un evidente problema di metodo, che ci riporta alla prima domanda di Glenn, "Cosa definisce la vita?". Risposta di Schmidt: la coscienza di sé. Ma non basta dire "di sé" se non si dice in cosa consista questo "sé".

Restando nel mondo della sci-fi, e senza pretesa di avviare il dibattito "filosofico" che Glenn vorrebbe aprire, Isaac Asimov si è divertito ad immaginare in L'uomo bicentenario cosa potrebbe accadere ad un robot che sia cosciente di se stesso; Andrew, il robot, fa sì che la macchina perfetta che lui è possa cessare di funzionare. Cioè fa in modo da poter morire; non subito, ma man mano che "matura". Perché, come dice Rosencrantz nella tragicommedia di Tom Stoppard, parlando del momento in cui diventiamo coscienti della nostra mortalità, e di cui non abbiamo memoria, "We must be born with an intuition of mortality"; "Dobbiamo dedurre che nasciamo con una intuizione della mortalità", questo sembrerebbe il contenuto profondo della nostra coscienza. "Io sono = io non sarò". Se è così, tentare di creare la perfezione della macchina umana ad es. scaricandola in un computer non è progredire verso una migliore umanità, ma negarla. Perché non è necessario  lavorare alla "perfezione della macchina umana" per dire che un uomo, o una donna, sono. 

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