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VENETO INDIPENDENTE/ Contin (Serenissimi): non ci serve l'Italia. Rifarei come nel '97…

FLAVIO CONTIN 17 anni fa assaltava il campanile di San Marco per rivendicare l'indipendenza della Repubblica Veneta dall'Italia. Oggi, a 70 anni, farebbe lo stesso

Il blindato dei Serenissimi in piazza San Marco, nel 1997 (Immagine d'archivio) Il blindato dei Serenissimi in piazza San Marco, nel 1997 (Immagine d'archivio)

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1997 un commando armato di otto persone della Veneta Serenissima Armata, a pochi giorni dal bicentenario della caduta della Repubblica di Venezia, occuparono il campanile di San Marco (issando la bandiera con il leone di San Marco, simbolo della Serenissima) per rivendicare l’indipendenza del Veneto dall’Italia. La dimostrazione fu stroncata al mattino dalle teste di cuoio che, con un blitz incruento, arrestarono tutti i membri del gruppo. Tra loro c’era Flavio Contin: alla luce del referendum secessionista promosso in Veneto lo abbiamo contattato per ripercorrere le istanze alla base del loro gesto e parlare di quella voglia indipendentista che, nella sua terra, ha radici profonde.

17 anni fa conquistava il campanile di San Marco in nome dell’indipendenza del Veneto. Cosa l’ha animata?

Partiamo dal presupposto che – a differenza di quanto hanno scritto i giornali, che hanno cercato di ridicolizzarci – la nostra non fu un’azione improvvisata e raffazzonata, bensì ben calcolata e preparata. Lo dimostra il fatto che lo Stato italiano impegnò sul campo le teste di cuoio, che ci presero dopo otto-nove ore. Fatto sta che per quelle ore la Serenissima rinacque. Noi non occupammo Piazza San Marco, no: noi liberammo Piazza San Marco per rimarcare il diritto all’indipendenza, non all’autonomismo. Il nostro fu un fatto irripetibile. Sono sì passati 17 anni, ma lo spirito è sempre quello.

Ora rinnega la lotta armata?

Chiariamolo subito: la nostra non fu una lotta armata, bensì un’azione determinata e determinante.

Oggi irripetibile, dice. Perché?

Erano tempi diversi, con un clima molto più in fermento: la Lega Nord – con la quale non avevamo nulla a che fare, sia chiaro – premeva per il riconoscimento della Padania. Oggi le cose non sono più così: la Lega, a furia di pissare fora del bocae, è finita. Ma da noi non si placa la voglia di indipendenza: noi veneti abbiamo uno spirito diverso rispetto alla Lombardia e al Piemonte. Il sentimento, in virtù anche della nostra eredità storica, è forte.

Ed ecco il referendum online per chiedere la secessione dall’Italia. Non se ne sta parlando tantissimo…

Qui se ne parla eccome. Chi ha partecipato (moltissimi) sa bene che non si tratta di qualcosa di determinante: è, in sostanza, un sondaggio. Certo, è servito per far crescere nella coscienza dei veneti il senso di appartenenza al territorio, alla loro patria. Quindi è sicuramente un buon viatico per tener vivo e alimentare lo spirito indipendentista.

La vostra voglia di indipendenza è storicamente ben radicata, ma per il momento è sempre caduta nel vuoto…

Io non ho la sfera di cristallo, ma vedo una crescita costante (seppur lenta) nella popolazione veneta, a partire da quel maggio del ’97. Penso che i presupposti non manchino…

Valicando i confini nazionali, in Europa non manca la spinta disgregativa e diverse sono le istanze separatiste: Crimea, Catalogna, Scozia…


COMMENTI
30/03/2014 - A Contini (Marcello Marchesan)

Al coraggioso Contini voglio dire che gli andata bene, molto bene: L’Italia è stata magnanime nei suoi confronti. Io sinceramnete, dopo la risata di rito, avrei rinchiuso gli otto indipendentisti nei Piombi, le prigioni della Serenissima, e li avrei lasciati là a risolvere un quesito: ‘perché i veri veneziani, che hanno il vanto della storia, non vogliono sapere di essere indipendenti, mentre i veneti della terraferma, che l’hanno subita e in malo modo, in gran parte la cercano?’ Godiamoci l’Italia finché siamo veneti.

 
30/03/2014 - commento (francesco taddei)

nella marea di tasse che lo stato estorce ai cittadini sono tutte emesse da roma? le tasse locali in veneto non ci sono? cambiando colore politico le tasse regionali diminuiscono o restano sempre uguali? in veneto non ci sono i figli delle genti che emigrarono dal sud? l'unico modo per abbassare le tasse è la sussidiarietà nei servizi locali, ma anche i veneti hanno votato contro al referedum del 2011. veneta o italiana la cadrega è sempre la cadrega.