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I NUMERI/ La sfida (senza sprechi e statalismo) dell'Ue alla fame

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Un povero in Grecia  Un povero in Grecia

Di fronte a queste situazioni drammatiche, il Parlamento europeo, facendo seguito alla proposta avanzata dalla Commissione nell’ottobre 2012, la scorsa settimana ha approvato un nuovo fondo da 3,5 miliardi di euro che fino al e 2020 permetterà di aiutare le persone che in Europa soffrono quotidianamente la fame. Il Fund for European Aid to the Most Deprived (Fead) mira infatti a rispondere alle esigenze di chi si trova in situazioni di grave deprivazione materiale, garantendo l’aiuto necessario per muovere i primi passi sulla strada dell’inclusione sociale. Concretamente l’obiettivo è quello di ridurre, in linea con la strategia Europa 2020, il numero di persone che nell’Ue si trovano in situazione di povertà o a rischio di povertà ad almeno 20 milioni.

Per realizzare questo progetto ambizioso le autorità europee tenteranno di rispondere quanto più possibile alle particolari esigenze dei vari Stati membri, tentando di garantire un’ampia flessibilità nella scelta delle modalità operative da seguire. Le autorità nazionali saranno quindi in grado di scegliere, in base ai rischi e bisogni individuati nei propri paesi, il tipo di assistenza più adeguata alle necessità dei loro cittadini garantendo cibo, beni di prima necessità - come vestiti, scarpe, prodotti per l’igiene - o una combinazione di entrambi.

Per la distribuzione sui territori le autorità nazionali potranno altresì operare attraverso i canali pubblici oppure avvalersi della collaborazione di organizzazioni non governative, che avranno modo di usufruire o di risorse pre-acquistate a livello nazionale o altre forme di finanziamento necessarie a effettuare gli acquisti. Gli Stati membri avranno tuttavia l’obbligo di contribuire con un minimo del 15% di cofinanziamento nazionale ai programmi presentati alla Commissione, che dovrà un ogni caso operare una valutazione complessiva della loro fattibilità ed efficacia.

La scelta assunta dal Parlamento europeo con l’approvazione del Fead appare una buona notizia, soprattutto a fronte della recente conclusione del precedente programma contro la povertà alimentare, il Pead, terminato lo scorso dicembre. In assenza del nuovo provvedimento nelle prossime settimane le migliaia di organizzazioni che operano in Europa per contrastare le situazioni di indigenza più gravi avrebbero infatti rischiato di trovarsi senza il sostegno materiale ed economico necessario per continuare la propria opera in favore dei cittadini. Di fronte alla diminuzione delle donazioni provenienti dalla società civile e al contestuale aumento del numero di chi necessita di aiuto, la scelta dell’Unione appare quindi quanto mai puntuale.

Bruxelles garantirà risorse importanti che gli Stati membri potranno decidere di utilizzare come meglio crederanno per rispondere alle esigenze della propria popolazione, ma l’utilizzo di queste risorse dovrà essere garantito come efficace e quanto più possibile efficiente da parte delle autorità nazionali per ricevere le risorse. Per una volta il principio di sussidiarietà su cui si basa l’Unione sarà non solo rispettato, ma potrà dimostrare la propria valenza su un campo, quello della povertà alimentare, in cui occorre agire con determinazione e urgenza per evitare un ulteriore peggioramento della situazione.



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