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Cronaca

I NUMERI/ La sfida (senza sprechi e statalismo) dell'Ue alla fame

L'Ue vede aumentare i cittadini in crisi, anche nei Paesi più ricchi come Francia, Germania e Regno Unito. Ben venga quindi la decisione di Bruxelles di cui ci parla LORENZO BANDERA

Un povero in GreciaUn povero in Grecia

Il problema della povertà alimentare in Italia ha raggiunto numeri davvero preoccupanti: quasi 5 milioni di persone si trovano oggi in povertà assoluta e la maggior parte di esse fatica a reperire alimenti sufficienti per sfamare sé e le proprie famiglie. Ma se nel nostro Paese la situazione è senza dubbio drammatica, nel resto d’Europa non si sta certo meglio. Gli ultimi dati diffusi dall’Eurostat indicano che oltre 125 milioni di persone all’interno dell’Unione europea - quasi il 25% della popolazione complessiva - sono a rischio povertà o esclusione sociale. Di queste, circa 50 milioni appaiono affette da gravi deprivazioni materiali ovvero impossibilitate, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, ad accedere a cibo qualitativamente e quantitativamente adeguato alla loro sussistenza. A essere duramente colpiti da queste dinamiche sono alcuni dei nuovi stati membri e i paesi maggiormente colpiti dalla crisi (Grecia e Spagna in testa), ma anche le economie più solide dell’Ue: Germania, Francia e Regno Unito.

Dal 2006 a oggi i tedeschi che vivono sotto la soglia di povertà sono progressivamente aumentati, passando dal 14% al 15,2% della popolazione. Rispetto al 2009, inoltre, il numero di coloro che si sono rivolti ai banchi alimentari e alle mense per i poveri per chiedere aiuto è più che raddoppiato, superando la cifra di 1,5 milioni di persone. Di fronte a questi aumenti esponenziali, le organizzazioni caritatevoli tedesche che si occupano di povertà alimentare si sono trovate impossibilitate a rispondere a tutte le richieste, e molte di esse si sono viste costrette a chiedere contributi economici alle persone aiutate per non chiudere i battenti.

Non va meglio in Francia, dove il 12,2% degli adulti - circa 6 milioni di persone - si trova in condizioni di insicurezza alimentare, principalmente a causa di problemi economico-finanziari emersi negli anni. Anche in questo caso l’aumento delle richieste di aiuto alle realtà caritatevoli è andato di pari passo con il calo delle risorse a disposizione delle organizzazioni che combattono la povertà alimentare: negli ultimi anni le donazioni a questi enti sono calate di circa l’8%.

Nel Regno Unito, invece, negli ultimi 5 anni il costo della vita è aumentato di circa il 20%, ma i salari (aumentati mediamente del 7%) sono rimasti pressoché fermi per la maggioranza della popolazione Almeno 500.000 persone, il triplo rispetto al 2012, e 20 volte in più del 2008, richiedono oggi aiuti alimentari. A essere colpito da questa nuova ondata di povertà è soprattutto il ceto medio. A indicarlo è il fatto che i banchi alimentari stanno iniziando a operare anche in aree caratterizzate da un benessere diffuso, come il centralissimo quartiere londinese di Westminster o le zone meridionali della capitale inglese. La situazione peggiore si registra tuttavia nel Nord del Paese. Nella città di Hull, ad esempio, il banco alimentare locale, che fino a quattro anni fa forniva cibo esclusivamente ai paesi in via di sviluppo, oggi mantiene l’80% degli aiuti in patria per destinarlo ai bisogni del territorio.