BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

PAPA/ La grande "bugia" dell'abitudine al male

L'apertura della Quaresima, nel nome e nelle parole di Papa Francesco, invita tutti a recuperare la capacità di reagire di fronte alla realtà del male. CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Curioso che nel giorno in cui Francesco dichiara, dalle pagine di un quotidiano, che dipingere il Papa come una sorta di superman, una specie di star, gli pare offensivo, l'accademia norvegese faccia sapere che proprio il pontefice argentino è tra i 278 nomi candidati al premio Nobel per la Pace. Scherzi da Berlicche. Quasi un dispetto fare del ritroso Bergoglio, "uomo che ride, piange dorme tranquillo", un icona da medaglietta. Ma credo che di cose del genere dovremo aspettarcene molte. 

Invece il "Papa normale", che ama fare il prete, ieri ci ha introdotti nella Quaresima, l'itinerario di quaranta giorni che conduce alla Pasqua. L'ha chiamato "tempo forte", come molti prima di lui. Vale a dire tempo di cambiamento e di conversione. Un tempo per uscire dalle nostre oziosità, dalle abitudini stanche, "dalla pigra assuefazione al male che ci insidia". Ecco, di tutte le caratteristiche dell'umanità varia che popola questo mondo, l'indolenza etica è la peggiore. Eppure tutti più o meno ne siamo contagiati. Anzi sembra essere la naturale qualità dell'uomo moderno. L'apatia al proprio e all'altrui destino. Così abituati al male che non solo non lo si combatte, ma lo si accetta come inevitabile dato di fatto. Neanche un sussulto di indignazione. Neppure lo spazio per il dubbio. Il male c'è, va accettato, l'apatia sembra l'unica strada per non lasciarsi travolgere. 

Francesco non ci sta. Non gli va giù che chi si dice cristiano possa "accettare passivamente" la miseria e il degrado dietro l'angolo dell'isolato, fuori dalla porta di casa, nel cortile affianco alla parrocchia. Non ci si può abituare al male. Ai barboni negli androni di marmo, ai barconi stracolmi di profughi, alla violenza sbattuta in faccia da schermi apparentemente innocenti. Eppure quando è stata l'ultima volta che abbiamo provato pietà per la moldava sul marciapiede o per la vecchia coperta di stracci che tira la sua casa su due ruote? Quando abbiamo sentito lo stomaco aggrovigliarsi per i corpi abbandonati nelle piazze che non ci appartengono? Quando abbiamo provato vergogna per il nostro meschino, seppur precario, benessere? 

Non è solo una questione di fatica, ma di compromesso con la propria impotenza. Pur di non dover fare i conti con la nostra incapacità a sostenere da soli la sfida della realtà, tacitiamo la coscienza, finendo per creare alibi. "Non puoi salvare il mondo" è la frase con cui si liquidano gli idealisti energici, quelli che sbattono la testa contro i muri dell'egoismo altrui. La grande bugia che serve a proteggere gli ignavi e i disperati. Perché serve Speranza per ricordarsi, in ogni istante, che il mondo è già stato salvato. 


COMMENTI
06/03/2014 - Abitudine al male (Carla D'Agostino Ungaretti)

Tutto bene. Tutto giusto. Ma io vorrei che ci sentissimo aggrovigliare lo stomaco anche quando sentiamo parlare di aborto e di eutanasia. Invece ci stiamo abituando tranquillamente anche all'idea di uccidere i bambini malati. E' giusto e sacrosanto scandalizzarci per la povertà e la fame nel mondo, ma purtroppo i poveri li avremo sempre con noi, come ha detto Gesù Cristo. Invece la vita umana più debole e indifesa non ha mai subito tanti attacchi come in questa nostra epoca perversa, perciò io penso che la grande emergenza ora sia costituita dai temi bioetici, senza scordare i poveri, naturalmente.