BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UTERO IN AFFITTO/ Un "turismo procreativo" che lascia i bimbi senza genitori

Pubblicazione:giovedì 6 marzo 2014

Infophoto Infophoto

Non si comprende invece la ragione per cui né la Procura della Repubblica, mediante l’esercizio dell’azione penale, né il Tribunale, abbiano rilevato la palese violazione da parte dei coniugi A.C. e S.B. del divieto di realizzazione e organizzazione di surrogazione di maternità, delitto previsto dall’articolo 12 sesto comma della L. 40/2004 e sanzionato con la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa da 600.000 a un milione di euro. Con ogni evidenza, come risulta infatti dalla lettura della sentenza, infatti, il ricorso alla surrogazione di maternità rappresentava condotta già concordemente ideata dai coniugi nel territorio italiano, e come tale da ritenersi consumata in Italia alla stregua della comune interpretazione attribuita dalla giurisprudenza all’articolo 6 del codice penale, con conseguente procedibilità dell’azione penale a carico di A.C. e S.B. per tale ipotesi di reato.

Sin qui la vicenda penale. Ciò che offre spunto ad ulteriori valutazioni è la circostanza per cui il giudice penale – accedendo ad una cattiva prassi ormai ahimè assai diffusa nella giurisdizione italiana - senza alcuna necessità ai fini della decisione e in modo creativo, si è spinto ad argomentare sulla natura dell’ordine pubblico, interno o internazionale, quale limite alla trascrivibilità dell’atto di nascita formatosi all’estero, materia la cui trattazione meriterebbe un commento a sé, anche alla luce del pericolo cui ci si esporrebbe accedendo alla tesi fatta propria dal giudice penale. Questi infatti, facendo propria la tesi della trascrivibilità degli atti dello stato civile formatisi all’estero in conformità alla normativa straniera, con il solo limite dell’ordine pubblico internazionale, sembra inevitabilmente – non si sa quanto consapevolmente o meno – aprire le porte all’ingresso nell’ordinamento italiano di istituti ad esso estranei, se non esplicitamente vietati, avallando così la facile elusione della normativa dello stato italiano e sottraendo questioni di considerevole pregnanza etico-sociale al dibattito politico-democratico.

Resta poi da chiarire – con riferimento al caso specifico in esame - ad oggi quali siano i genitori del minore G.C. secondo la legge italiana, essendo questa la legge del figlio, cittadino italiano, all’atto della nascita, ai sensi dell’art. 30 l. 218/95, dal momento che la madre biologica ucraina, per espressa previsione della sua legge, può scegliere di non essere nominata. Secondo la legge italiana, infatti, madre è colei che partorisce il figlio, come si deduce chiaramente dagli art. 232 c.c. e 269 c.c., e pertanto non può essere considerata quale madre la c.d. “madre sociale“, ossia la moglie del padre biologico. E’ lecito quindi attendersi che il P.M di Milano promuova azione per la rettifica dell’atto di nascita del bambino ai sensi dell’art. 95 dpr 3.11.2000, facendo emergere la verità dell’atto, ossia il riconoscimento del figlio da parte del solo padre biologico, mettendo così in condizione il figlio di poter avere una corretta conoscenza delle proprie origini.

La madre “sociale” potrà poi richiedere al Tribunale per i minorenni di adottare il figlio del coniuge ai sensi dell’art. 44 lett. a) della l. 184/83, ricorrendo alla c.d. “adozione speciale”, dando però prova delle proprie capacità genitoriali e sottoponendosi al vaglio giudiziale della relazione esistente tra la stessa, in età peraltro avanzata, ed il minore. In una adeguata valutazione dell’interesse del minore, quindi, all’esito di tale complesso iter giudiziario, si potrebbe giungere a individuare la “madre sociale” quale “madre adottiva”, nel rispetto da una lato della realtà naturale e biologica e della verità e dall’altro del diritto del minore a conoscere le proprie origini.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
06/03/2014 - ...e vissero tutti felici e contenti? (GIANLUIGI PARENTI)

L'altro giorno, durante una ecografia ostetrica, la paziente mi dice di avere già predisposto tutto per fare molteplici diagnosi prenatali (o, come dice Ferrara, pre-mortali) al fine di sapere se il figlio che porta in grembo sia malato oppure no. Si è giustificata dicendo che nella società in cui viviamo non c'è posto per bambini ammalati e quindi la sua scelta era dettata dal bene per il figlio ... Dal mio sguardo (senza che parlassi) ha capito che, come disse Madre Teresa di Calcutta, se una madre arriva a non accogliere il figlio che porta in grembo, poi non ci si lamenti di tutto ciò che può accadere nel mondo!

 
06/03/2014 - La metafora calcistica dell'avv. Caravaggi (Giuseppe Crippa)

Se il potere giudiziario entra scorrettamente a gamba tesa sul potere legislativo, ci si dovrebbe attendere da parte sua una pronta reazione ed al limite anche un fallo di reazione. Purtroppo la qualità dei giocatori in campo (cioè in parlamento) è tale che è inutile attendersi una qualunque reazione ed il pubblico (cioè tutti noi) si dovrà rassegnare a vedere l’ennesima sconfitta.