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Cronaca

FESTA DELLA DONNA/ Per favore, non dateci la vostra "parità"

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Più facile tenere fuori le donne per far quadrare i conti. Più economico mandare avanti gli uomini, che possono avere anche dieci figli e continuare a fare carriera dando continuità all'azienda e contando su una compagna che sbroglia la matassa familiare. In questo senso le quote rosa non riducono il problema, lo acuiscono.

Per le imprese più grandi e solide il discorso può essere diverso: anche se i disagi della maternità sono gli stessi nel breve termine (sostituzioni, avvicendamenti, costi) la solidità economica dell'azienda consente delle politiche conservative di quelle che sono le preziose risorse interne, in questo caso le donne, che possono essere mantenute e motivate. In pratica, recuperano nel lungo termine i disagi causati dalla maternità. Negli ultimi quattro-cinque anni le cose sono migliorate, soprattutto nelle multinazionali, dove la donna è vista come una risorsa e non un peso, una personalità capace di tenere le fila mantenendo la propria femminilità, senza doversi "mascolinizzare" per avere credito dai colleghi.

Ma non sempre le cose vanno così, soprattutto al Centro-Sud, dove il tasso di lavoro femminile sommerso è molto alto.

Una soluzione molto gettonata al rientro dalla maternità è il demansionamento. Sei uscita responsabile, ora puoi accomodarti alla fotocopiatrice. Soluzioni come part-time e job sharing non sono popolari all'interno delle aziende italiane. Anche l'interim management, utilizzato all'estero per ricollocare persone con ottime competenze, in Italia viene usato per sistemare il bocciato di turno. La donna, al rientro, deve pagare uno scotto e ripartire da zero, per dimostrare di essere rimasta produttiva senza sdilinquirsi. Ripartire da zero quando spesso la donna, anche nei paesi in via di sviluppo, è più preparata: all'università, nei concorsi, sul lavoro. Ma è pagata meno e deve combattere con l'eterna carenza dei servizi. Quante donne possono contare sul supporto del compagno nella condivisione della routine domestica? In Nord Europa il congedo parentale da parte dei padri è normale, in Italia quasi sconosciuto. I pochissimi che osano sono derisi dai colleghi. Se non si hanno dei nonni da schiavizzare o non si vogliono devolvere tre quarti del proprio stipendio a una baby sitter, una donna ha poca scelta. Spesso i nidi e gli asili pubblici sono pieni o insufficienti. Ci sono rari casi di asili aziendali: le madri possono passare la pausa pranzo con i figli o comunque saperli vicini in caso di emergenza. Purtroppo anche questa soluzione prevede le spalle larghe dell'azienda, l'investimento sul capitale umano e una mentalità di supporto e rispetto.


COMMENTI
08/03/2014 - 8 marzo - lettera di un poeta alle donne (raffaele pisani)

LETTERA DI UN POETA ALLE DONNE “ 8 MARZO” – Donzelle, ai vostri “cavalieri” dite così: -" Mimose? No! Lasciale sull'albero le mimose. Sono altre le cose che desidero, io assieme a tutte le donne della terra. Cerco giorni di luce e di libertà per una nuova esistenza, per spezzare tutte le catene che da mille e mille secoli mi hanno fatto schiava. Cerco spazi di cielo per dare vita ai miei pensieri, aI miei sogni, alle mie speranze. Non voglio né carità né concessioni. Il posto che mi spetta me lo conquisto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, con le mie forze e le mie qualità. Sappilo: ho tutti i requisiti per riuscirci, e bene! Non sono più disposta ad essere bambolina e mercanzia che ciascun uomo può comprarsi come vuole. Cerco un confronto onesto e serio per vedermi riconosciuti, finalmente, gli stessi diritti che hai tu! Non voglio né fiori, né menzogne, né inganni. Voglio che a nessun uomo sia più permesso di soffocare il mio coraggio, i miei sogni e la mia determinazione di vedermi padrona assoluta della mia vita. Mimose? Lasciale sull'albero le mimose e, soprattutto, non confondere l'amore con il possesso. Ricordati che "amare" vuole dire innanzitutto "dare". Mettiti al mio fianco e fa sì che ogni giorno, tutti i giorni dell'anno, sia la mia festa.Non ho bisogno di mimose, né di chiacchiere, né del fumo di falsi e ingannevoli complimenti. Voglio rispetto e dignità!Questo è "l'8 marzo"! Raffaele Pisani, napoletano a Catania