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Cronaca

FESTA DELLA DONNA/ Per favore, non dateci la vostra "parità"

Oggi è la festa della donna. Quanti traguardi sono stati raggiunti dalle donne pensando che nacque nel 1909. Oggi, tuttavia, la parità è spesso un paravento ipocrita. ANTONELLA BERNI

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Nulla si vuole togliere alla nobile origine della giornata internazionale della donna, nata negli Stati Uniti il 29 febbraio 1909, che nel 1917 cambiò data e diventò 8 marzo. Quanti traguardi sono stati raggiunti dalle donne, che allora non votavano neanche. Il problema vero è che rischia di rimanere una data associata al numero di donne assassinate, escluse, odiate.

Ci sono 128 corpi di donne uccise di troppo, in questo 8 marzo 2014. Nonostante i proponimenti, gli incoraggiamenti, i provvedimenti, ogni anno muoiono sempre più donne, e sembra che non sia un trend solo italiano, a sentire Linda Sabbadini dell'Istat. Il fenomeno delle violenze domestiche è molto più esteso di quello che immaginiamo e si esaurisce nelle offese fisiche dopo un'escalation. L'uccisione è "solo" l'episodio più eclatante, il culmine di una serie di maltrattamenti a cui spesso la donna si abitua perché perpetrata da mariti, compagni, amanti e anche ex. Tutte persone "normali", spesso senza turbe psichiche o dipendenze, non il killer disturbato di certi film. Non importa se l'uomo è stato già allontanato, diffidato e denunciato, guarda caso riesce sempre nel suo intento. C'è qualcosa che non funziona, qualcosa che si frappone tra l'urlo di aiuto che si leva da parte della vittima e l'arrivo delle forze dell'ordine, di chi deve tutelare e proteggere.

Il senso di solitudine di queste donne è enorme, eguagliato solo dalla paura e dal sentimento di impotenza. Molte non denunciano non solo perché hanno timore per la propria incolumità ma anche per la sfiducia che nutrono nel sistema. Sono convinte che le misure cautelative non saranno mai abbastanza per garantire la loro protezione. In molti casi hanno ragione.

Il problema non riguarda solo il rapporto di potere nella coppia, ma anche gli equilibri che la donna costruisce al di fuori di casa, nell'ambiente di lavoro.

E qui si apre un'altra voragine. La donna fondamentalmente ha un problema: si riproduce. Nella sua vita professionale esiste un prima e un dopo. Prima e dopo la gravidanza. Qui però bisogna fare un passo indietro e non parlare in termini di genere ma in termini più ampi, altrimenti si rischia di osservare solo un aspetto del problema, anche se grave come la discriminazione. Bisogna fare i conti con i conti e con la realtà del nostro paese. Se da una parte l'Italia è uno dei paesi più garantisti in fatto di gravidanza, è anche vero che nel passato le grandi aziende monopoliste (e maschiliste) venivano "influenzate" nelle assunzioni dal mondo politico, che era quasi esclusivamente appannaggio maschile.

Oggi, in termini generali, al di là dei comportamenti discriminatori veri e propri, le piccole e medie imprese spesso soffrono della scarsa competitività e solidità dovuta all'incertezza dell'attività produttiva, oltre che alla crisi del momento contingente, e assorbono con fatica, anche volendo, i cambiamenti interni dovuti alla maternità delle dipendenti. 


COMMENTI
08/03/2014 - 8 marzo - lettera di un poeta alle donne (raffaele pisani)

LETTERA DI UN POETA ALLE DONNE “ 8 MARZO” – Donzelle, ai vostri “cavalieri” dite così: -" Mimose? No! Lasciale sull'albero le mimose. Sono altre le cose che desidero, io assieme a tutte le donne della terra. Cerco giorni di luce e di libertà per una nuova esistenza, per spezzare tutte le catene che da mille e mille secoli mi hanno fatto schiava. Cerco spazi di cielo per dare vita ai miei pensieri, aI miei sogni, alle mie speranze. Non voglio né carità né concessioni. Il posto che mi spetta me lo conquisto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, con le mie forze e le mie qualità. Sappilo: ho tutti i requisiti per riuscirci, e bene! Non sono più disposta ad essere bambolina e mercanzia che ciascun uomo può comprarsi come vuole. Cerco un confronto onesto e serio per vedermi riconosciuti, finalmente, gli stessi diritti che hai tu! Non voglio né fiori, né menzogne, né inganni. Voglio che a nessun uomo sia più permesso di soffocare il mio coraggio, i miei sogni e la mia determinazione di vedermi padrona assoluta della mia vita. Mimose? Lasciale sull'albero le mimose e, soprattutto, non confondere l'amore con il possesso. Ricordati che "amare" vuole dire innanzitutto "dare". Mettiti al mio fianco e fa sì che ogni giorno, tutti i giorni dell'anno, sia la mia festa.Non ho bisogno di mimose, né di chiacchiere, né del fumo di falsi e ingannevoli complimenti. Voglio rispetto e dignità!Questo è "l'8 marzo"! Raffaele Pisani, napoletano a Catania