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IL CASO/ Bere una bibita con la forza del pensiero, il "miracolo" di John e Cathy

Pubblicazione:martedì 1 aprile 2014

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Significa dare una speranza di mobilità e di ritrovata autonomia a tutti quelli che oggi trascorrono le giornate alla completa dipendenza degli altri e che non possono usare tutta l'energia che il loro cervello può ancora offrire. Adesso viene il bello di questa storia. Penserete che la scoperta sia di oggi. Del giorno stesso in cui la state leggendo. E invece risale a due anni fa. E in realtà ad ancora prima, se consideriamo che il protocollo di sperimentazione prima di arrivare a Cathy ha passato tutte le fasi previste e ha testimoniato la sua efficacia sulle scimmie prima di essere provata sull'uomo.

Sono episodi come questi che mi portano a domandarmi perché la nostra informazione quotidiana tende sempre a focalizzarsi su notizie di eventi negativi (omicidi, stragi, furti, violenze, etc.) e non si proponga invece come cassa di risonanza per tutto ciò che di buono e di straordinario siamo capaci di fare ogni giorno. Quotidianamente ho la fortuna di incontrare persone che creano lavoro, dedicano la loro vita agli altri, inventano cose, studiano, vivono per la ricerca. Ci domandiamo spesso quale sia la ricetta per far uscire questo Paese da una situazione difficile. Non sono certo io quella in grado di suggerirla. Ma forse, un piccolo decisivo contributo potremmo darlo tutti noi, e in primis i media, raccontando storie come quella di Cathy e John, che non si conoscevano ma, magicamente o miracolosamente, hanno cominciato a sognare insieme. E con loro, tutti noi.



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