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ETEROLOGA/ Una sentenza che vuol cancellare chi siamo

Pubblicazione:giovedì 10 aprile 2014

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Considerata la propensione della cultura dominante verso una frammentazione della soggettività umana – un'autentica disintegrazione dell'io – non ci sorprende che anche insigni cultori della giurisprudenza e del diritto costituzionale siano rimasti prigionieri del "pre-concetto" che separa ciò che in realtà è unito: l'identità e relazionalità genitoriale del concepito e la sua genesi biologica. Il beato Giovanni Paolo II ha espresso questa realtà in un'espressione limpidamente sintetica: «Nella biologia della generazione è inscritta la genealogia della persona» (Lettera alle famiglie Gratissimam sanae, 1994, n. 9).

Le tesi, diffuse nei dibattiti e attraverso i mass media, che "ciò che conta è che la coppia desideri un figlio e, comunque avutolo, gli voglia bene, lo cresca e lo educhi come un figlio concepito naturalmente", e che "la fecondazione eterologa è equiparabile di fatto (e perciò lo deve essere anche di diritto) all'adozione di un bambino", ignorano la differenza che sussiste tra generare nella carne e accogliere nell'amore. La generazione umana, proprio in quanto "umana" è sempre "nella carne": non si genera nell'amore, ma con amore (solo in Dio l'amore e la comunicazione dell'essere coincidono). Nella Bibbia, che non conosce il dualismo corpo-anima, il termine basar ("carne") indica l'uomo nell'unità del suo io, nella pienezza della sua umanità a partire dall'evidenza prima, la corporeità.

La dimensione genetica non è estrinseca al generare e all'essere generati. Anche il bambino che nasce da una relazione tra una donna e un uomo che non si amano (o addirittura si odiano violentemente), è figlio di quella donna e di quell'uomo, perché da essi generato nella carne. Generato attraverso un atto di violenza, non d'amore, e, dunque, un atto orrendo sul piano morale e criminale su quello giuridico. Il bambino orfano di genitori o abbandonato da essi, quando viene adottato da una coppia di sposi non viene "rigenerato" da essi (non vi è "rigenerazione nella carne"), ma accolto nell'amore. I "nuovi genitori" non si sostituiscono – né in tutto né in parte – al processo generativo, che è stato compiuto definitivamente e irripetibilmente (e anche, talvolta, irresponsabilmente o ingiustamente) dai "primi genitori", ma rendono possibile lo sviluppo psicofisico e l'educazione del bambino, aprendo a lui il loro cuore di genitori come farebbero ai propri figli generati nella carne. I genitori adottivi portano a compimento ciò che è stato generato una volta per sempre da quelli naturali.

Non così accade nella fecondazione eterologa. Attraverso questa procedura si creano – ed è questo uno degli aspetti meno tecnici della procreazione assistita, immediatamente comprensibile da tutti – molteplici figure genitoriali, alternative e potenzialmente concorrenziali tra di loro. Al di là di ogni ulteriore considerazione antropologica, etica e giuridica, occorre riconoscerlo: l'esito obiettivo dell'eterologa è una destrutturazione e disarticolazione dell'atto generativo, delle relazioni familiari e anche di quelle sociali (qualunque accezione di "famiglia generativa" e "cellula sociale" venga adottata, la realtà è questa). 


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COMMENTI
08/09/2014 - Chi e perché (luisella martin)

Chi può voler cancellare le nostre origini biologiche? E per quale motivo? Mi ha sempre molto stupito l'accanimento con cui venivano esposte e difese le due tesi a favore o contro l'eterologa; come se esistessero due diversi tipi di persone, di sensibilità, di psicologie. Credo che se l'umanità si prenderà la briga di rispondere alle due domande "Chi? Perché?", allora non vi saranno più due fazioni e le sentenze morali e giuridiche non scandalizzeranno più. Forse però l'umanità é così immersa nel trovare una risposta ad ogni domanda, da non aver tempo per interrogarsi sul proprio destino, un futuro che crede, illudendosi, diverso da quello degli altri.