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IL CASO/ Le primarie per sedersi in pizzeria: quando la dittatura "grillina" diventa farsa

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O c’è l’io o c’è “altro” e questo “altro” è il portato di un Ego collettivo che se ne infischia della realtà e, per stare in piedi, inzuppa i panni che veste con le “regole”: tutto deve essere regolato, protetto, perfetto e ad uso e consumo di chi pretende che sia così. Un sistema che costringe gli uomini ad essere buoni, per dirla con Eliot e, dunque, alla fine, un collettivismo totalitario o una “democrazia totalitaria” (Jacob Talmon).

Tutti i nodi vengono al pettine: se educhi l’io, l’uomo, alla libertà, allora lo trovi adeguato a ciò che la realtà gli pone innanzi – vedi la pizza con i deputati, lo spazio, i limiti; se, invece, fai di tutto per dilatare falsamente e prometeicamente il respiro di una pseudo libertà, basata sui pruriti di un ego già cresciuto a dismisura tra videogiochi, sofisticati apparati sensoriali e altre trappole che svuotano l’impatto immediato con la realtà, alla fine purtroppo ci riesci e pianifichi ciò che hanno visto i cittadini di Gavinana in piazza Bartali: lo sfogatoio e le “pizzarie”, le primarie per la pizza.

Solo che le primarie, di solito, non le propongono mai i primi, cioè quelli che, in un altro ordine di cose, storico e culturale, venivano giustamente considerati i migliori e dunque i più meritevoli, ma coloro che hanno da sempre reso facile la critica della democrazia ai pensatori elitari, da Platone a Nietzsche: la folla. Una massa di ego senza controllo e retto uso della libertà. I prossimi elettori dei dittatori, in soldoni. Anzi, già in buon allenamento, da questo punto di vista.

E, in questo vuoto ricolmo di violenza, a nessuno è ancora venuto in mente di mettere a tema cosa sia accaduto in Italia tra il 1991 e il 1993, con quel golpe mediatico-giudiziario che ha aperto la strada, con il rigoroso lavoro del tempo, alle “pizzarie” con sfogo di massa, in quel di Gavinana.

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