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IL CASO/ Le primarie per sedersi in pizzeria: quando la dittatura "grillina" diventa farsa

A Gavinana la candidata sindaco Miriam Amato, M5S, organizza una pizzata con i deputati grillini Ma è subito lite per i posti in pizzeria; e servono le primarie. RAFFAELE IANNUZZI

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Grillini: folla e follia. E’ solo un’assonanza? No, c’è di più. Prendiamo il fatto e tiriamo giù qualche considerazione. Allora, a Gavinana – borgo medievale in provincia di Pistoia – c’è una candidata sindaco ora al ballottaggio, la signora Miriam Amato, anni 38, Cinquestelle. Come per tutti i partiti – tutti: anche “loro”, i grillini –, ci sono le pattuglie dei deputati a sostenere la candidata e in questo caso ne abbiamo quattro in ballo. Grillini invitati a cenare con loro a base di sobria pizza: ma quanti? Venti, non di più. Si scatena il cosiddetto meetup in Rete, perché la tribù – come spiega Seth Godin, pacato asceta dell’organizzazione reticolare online – si muove così e spesso sbraita e non usa la ragione; questa sì sarebbe la vera rivoluzione, oggi, la ragionevolezza –, ma la fa sempre fuori dal vasino e poi, al prodotto di questo gesto che nulla ha di futuristico ma che purtroppo anche in futuro temo dovremo ancora sorbirci, affibbia il nome magico: Democrazia.

E qui mi viene sempre in mente Giorgione Gaber e la sua fantastica e attuale più che mai canzone Democrazia, ma lasciamo stare e torniamo al rigore dei fatti. Dunque, questi “democratici” grillini, usando la testa come il martello che picchia sull’unico chiodo, trasformano la testa appunto in un martello e dunque martellano fino allo sfinimento, perché… eh sì, perché a mangiare in pizzeria con gli onorevoli – ma non erano “loro”, gli anti-casta? – ci devono andare tutti, come minimo, magari invitando anche parentado per due o tre generazioni; che diamine, qui ci giochiamo l’Italia, dove? Ma sì, proprio qui a Gavinana – e poi qualcuno si lamenta che non c’è più gente che pensi al territorio: e questi simpatici cittadini, che fanno? E’ così chiaro, no?

Sì, infatti, è tutto chiaro come il sole, ormai: solo un nuovo io può giudicare in maniera nuova la realtà. Non l’anti-educazione alla realtà, che distrugge l’io e lo sostituisce – come hanno fatto tutti i totalitarismi del secolo precedente, in grande spolvero, ma trattasi di caratteristica universale di questo genere di fenomeni collettivistici – con qualcosa che si chiama ora “tribù”, ora “Rete”, oppure “Democrazia” ma con un unico metodo ed un’unica risposta, che non parte dalla realtà; ovvero: se a Gavinana c’è un sindaco e Gavinana è un buco, con tutto il rispetto, e in piazza c’è tanta gente, con quattro deputati, in pizzeria non ci stanno 2mila persone o quattrocento e dunque la partita non è quella, peraltro contraddittoria (vista che siete tutti in Rete, allora rimaneteci, si potrebbe aggiungere) della bruta e brutale volizione dell’ego, cresciuto a pane e sfogatoio.