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PASQUA/ Giotto e l'uovo di Colombo

IILA  in collaborazione con il maestro artigiano del cioccolato Mirco Della Vecchia ed Officina Giotto ha lanciato sul mercato italiano un Uovo di Pasqua con Stevia. LORENZO TORDELLI.

Uova di Pasqua (infophoto) Uova di Pasqua (infophoto)

Un uovo di Pasqua che dentro racchiude una sorpresa speciale: un nuovo modo di fare cooperazione e di guardare all’America Latina. Lo propone l’IILA, l’Istituto Italo-Latino Americano, un organismo internazionale formato dal Governo italiano e venti repubbliche dell’America Latina, con sede in Roma. Obiettivo: promuovere le eccellenze italiane e latinoamericane e metterle in comunicazione tra loro.

Nel 2006 l’IILA, grazie al contributo della Cooperazione italiana allo sviluppo, ha iniziato a sviluppare progetti per migliorare la produzione e la qualità del cacao ecuadoriano secondo gli standards e i requisiti del mercato europeo. In breve si è riusciti a creare una filiera diretta tra piccolissimi produttori e piccoli artigiani cioccolatieri italiani. Il progetto è riuscito a risolvere uno dei principali problemi nel mercato dei prodotti agricoli: la mancanza di contatti diretti tra piccoli produttori ed acquirenti europei.

I piccoli produttori latinoamericani di solito sono pagati solo in base alla quantità del prodotto e ad un prezzo stabilito dalla borsa. Non viene premiata la qualità. Dall’altro lato dell’oceano i piccoli artigiani cioccolatieri, per elaborare il loro cioccolato d’eccellenza e competere con le grandi aziende, devono rintracciare nel mercato cacao di origini purissime dovendo pagare un prezzo spesso esorbitante a causa dell’intermediazione. Con i contatti diretti, invece, guadagnano sia i produttori che i cioccolatieri sia in termini di prezzo che di qualità.

Visto il successo dei progetti di cooperazione sul cacao, l’IILA ha esteso il modello ad altri prodotti agricoli come il caffè centroamericano e la Stevia. Forse però non tutti sanno cos’è la Stevia Rebaudiana Bertoni (ka’a he’e o erba dolce), un arbusto originario del Paraguay, dove è utilizzata da secoli come alimento dalle popolazioni indigene Guarani non solo per le sue enormi proprietà dolcificanti (centinaia di volte più dello zucchero), ma anche curative. Le foglie contengono un insieme complesso di glicosidi, che dolcificano, senza però fornire calorie, innocuo per la salute e con molteplici proprietà farmacologiche e fitoterapiche.