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Cronaca

RU486/ Donna morta in ospedale: quanto è rischiosa la pillola abortiva? Roccella: è il quarantesimo decesso. Sacconi: informare sui pericoli

Una donna di 37 anni che stava effettuando un aborto presso l'ospedale Martini di Torino con la pillola Ru486 è morta per cause ancora da accertare, ecco cosa è successo

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Sarà effettuata lunedì 14 aprile l'autopsia sulla donna di 37 anni morta all'ospedale Martini di Torino dopo un'interruzione di gravidanza tramite la pillola abortiva RU486. In merito si è espresso Maurizio Sacconi, senatore del Nuovo Centrodestra: “Il governo italiano ha autorizzato la Ru486 a condizione che il suo impiego si realizzi secondo quanto prescrive la legge 194 sull'interruzione di gravidanza. Ciò nella convinzione del formale rispetto della legge e della sostanziale tutela della salute della donna sia in termini di prevenzione che di assistenza ospedaliera fino al perfezionamento del processo di espulsione”. L’esponente Ncd ha dunque aggiunto: “Si tratta di comprendere se dopo l’assunzione del primo farmaco la paziente abbia preteso di essere dimessa e se sia stata adeguatamente informata dei rischi cui sarebbe andata incontro senza la continua assistenza garantita dal ricovero”.

Sul caso è intervenuta anche Eugenia Roccella, deputato del Nuovo Centrodestra e Vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera, secondo cui "la giovane donna deceduta a Torino dopo aver assunto la pillola abortiva RU486 è la prima morte avvenuta in Italia, ma è la quarantesima connessa alla RU486. Di queste morti è difficile conoscere l’entità perché difficilmente emergono sulla stampa e nemmeno nella letteratura scientifica: bisogna andarle a cercare una a una o bisogna che scoppi un caso che sollevi l’indignazione dell’opinione pubblica, come accaduto in America qualche anno fa con la morte della diciottenne Holly Patterson". Sulla Ru486, ha aggiunto Roccella in una nota, "abbiamo messo in guardia in ogni modo i medici italiani: il Consiglio Superiore di Sanità, con ben tre pareri, forniti in anni diversi, ha sempre rimarcato che va usata in ospedale sotto stretto controllo del medico per tutto il percorso abortivo, che dura almeno tre o quattro giorni. L’indagine della commissione Sanità al Senato è approdata alle stesse conclusioni: è necessario il ricovero in ospedale, e non si può ammettere un uso ambulatoriale della pillola. Le indicazioni del Ministero sono identiche, ma sempre più regioni (ultima il Lazio) hanno deciso, con incredibile superficialità, di non rispettarle". Poi la deputata Ncd conclude: "Questa morte è tanto più dolorosa in quanto poteva essere evitata. Non c’è confronto possibile tra un metodo abortivo come quello farmacologico con la RU486 e quello chirurgico, quando il primo ha un tasso di mortalità dieci volte più alto del secondo. Aspettiamo i risultati delle indagini, ci auguriamo che ci sia un’ispezione ministeriale, e chiediamo che le Commissioni parlamentari competenti siano informate.  Ma questo evento tragico deve ricordare a tutti che l’aborto non si può affrontare in modo ideologico e sbrigativo, magari anche privilegiando un metodo abortivo perché libera le strutture sanitarie dal peso dei ricoveri".

Ospedale Martini di Torino, potrebbe essere il primo caso del genere in Italia se fosse confermato che la donna di 37 anni morta mentre stava effettuando una pratica abortiva, è deceduta per aver usato la pillola Ru486 (leggi che cos'è). All'estero casi analoghi si sono invece già verificati. Al momento è stata aperta una indagine per verificare i motivi del decesso: secondo quanto comunicato, la donna, già madre di un bambino, non aveva particolari patologie. Lo scorso lunedì ha preso il mifepristone, farmaco per bloccare la gravidanza, due giorni dopo è tornata in ospedale e ha preso la prostaglandina per terminare l'aborto come da procedure. Ma si è sentita male, si è cercato di rianimarla ma è morta per una crisi respiratoria che ha portato all'arresto del cuore.  Potrebbe essere morta per embolia. E' subito intervenuto sul caso il ginecologo Silvio Viale definito il padre della Ru486 dicendo che non ci sarebbe alcun nesso di casualità tra il mifepristone, ciòè la Ru486, perché "non ci sono i presupposti farmacologici e clinici". Aggiungendo che "a differenza del mifepristone, sono gli altri farmaci utilizzati nelle interruzioni volontarie di gravidanza, sia mediche che chirurgiche, che possono avere effetti cardiaci, seppure raramente: la prostaglandina in primo luogo, già individuata come responsabile di decessi e complicazioni cardiache, ma anche l'antidolorifico e l'antiemorragico utilizzato in Italia di routine in quasi tutti gli aborti in ospedale e a domicilio".

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