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MORTA PER UNA PILLOLA/ Quanta libertà c'è nell'aborto?

Pubblicazione:sabato 12 aprile 2014

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Non so dire nulla al proposito, se non che è finito il tempo in cui si voleva socializzare anche l’aborto. Mi immagino la tensione e la fatica della signora di Torino nell’attesa che il suo bambino, quello a cui il farmaco aveva tolto la vita, mentre, continuando a condurre una vita “normale”, aspettava il momento dell’espulsione di quell’esserino. Da brivido! Sarà questa la libertà tanto sbandierata della donna? Quotidianamente ascolto donne che rifiutano la vita che sta crescendo dentro di loro. Come mai molte di loro, nel corso del colloquio previsto dalla legge, cambiano idea tanto da stracciare il certificato? Come mai tante donne sono scese dal lettino chirurgico un attimo prima dell’intervento abortivo? E se la signora di Torino avesse voluto tornare indietro all’ultimo momento? Domande che rimarranno senza risposta.

La femminilità è fatta anche di ambivalenza che va accolta come elemento costitutivo della donna che non va lasciata sola. Tutte quelle ore, inesorabilmente lunghe da lasciar passare! Non siamo i padroni della vita che ci piaccia o no. Credo in un disegno imperscrutabile dove ciascuna vita ha un senso e, quando viene a mancare, mancherà al destino dell’umanità tutta. Oggi, all’umanità tutta, di vite ne abbiamo tolte due.



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