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SANTO DEL GIORNO/ Il 12 aprile si celebra San Giuseppe Moscati

San Giuseppe Moscati è stato un medico italiano. Morto 12 aprile 1927, è stato proclamato beato da papa Paolo VI nel 1975 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987 

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Il 12 aprile si festeggia San Giuseppe Moscati, nato il 25 luglio del 1880 a Benevento, dal padre Francesco, avvocato e dalla madre Rosa de Luca, dei marchesi di Roseto, fu il settimo di nove figli. Nel 1887 si iscrisse all'Università di Napoli, presso la facoltà di Medicina e Chirurgia, seguendo con profitto uno studio serio ed approfondito. La scelta di tali studi, probabilmente maturò in seguito alla morte del fratello Alberto, che dopo una caduta da cavallo, riportò un grave trauma cranico accompagnato da episodi di epilessia. Giuseppe Moscati, seguì con affetto tutto il decorso della malattia, le molte e lunghe ore di assistenza, e la successiva morte del fratello, gli procureranno un dolore intenso, che lo accompagnerà durante tutta la sua vita. Una volta conseguita la laurea, lavorò presso numerosi ospedali, acquisendo non solo bravura clinica, ma soprattutto esperienza pratica, seguendo costantemente gli ammalati nelle corsie.Durante tutta la sua esistenza, la sua bravura in campo medico, crebbe di pari passo con la sua forte umanità, una chiara prova si ebbe durante l'eruzione del Vesuvio, verificatasi nel 1906, quando in vecchio ricovero, aiutò paralitici, vecchi e malati a mettersi in salvo, rischiando la propria incolumità. Nonostante non amasse pubblici riconoscimenti, per le sue opere di bene, molte persone gli furono grate durante il colera del 1911, a Napoli, dove grazie anche alla sua bravura e dedizione, il numero delle vittime fu contenuto. Oltre a essere un ottimo medico, fu un pioniere nella ricerca, infatti nel 1922 il dottor Moscati, fu tra i primi a sperimentare la somministrazione dell'insulina sull'uomo, per tentare di combattere il diabete, malattia allora ancora incurabile.Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, fece domanda per essere arruolato come volontario, ma gli fu respinta, allora si concentrò sui militari feriti, cercando di curare non solo i corpi martoriati, ma anche l'animo, diventando così un valido consolatore, affettuoso ed attento ai problemi dei " fratelli". Il 12 aprile, martedì santo, del 1927, dopo aver trascorso la mattinata in ospedale, con i suoi ammalati, tornò a casa, dopo un frugale pranzo, avvertì un malessere, si adagiò sulla poltrona, e verso le 15 morì, lasciando nei cuori di tutti coloro che lo avevano conosciuto un vuoto incolmabile, aveva solo 46 anni. Durante tutta la breve esistenza, rinunciò ai numerosi riconoscimenti pubblici, dedicandosi totalmente ai suoi ammalati, facendo dell'ospedale la sua vera casa.

La sua frase, scritta nel 1922 "Gli ammalati sono le figure del Cristo", in modo chiaro testimonia tutta la sua vita, costellata da episodi di carità cristiana, dove mise tutta la sua scienza e conoscenza al servizio dei più bisognosi. San Giuseppe Moscati, sapeva convivere con la sua preparazione seria e solida e la passione per la ricerca, si teneva sempre informato, allo scopo di ottenere diagnosi certe, per alleviare in breve tempo le sofferenze di chi si rivolgeva a lui. Fu un medico povero, rifiutava il lusso ed ogni ricercatezza, conduceva una vita semplice e modesta, per lui il denaro non era importante, tanto che veniva devoluto tutto ai poveri, ai quali non chiedeva mai nulla, anzi in molti casi, lasciava generose offerte. Uomo molto modesto, ma soprattutto umile, diceva sempre che i suoi colleghi medici erano la sua famiglia spirituale, ed era ben felice di infondere in essi tutto il suo sapere. Spesso chiedeva loro di accompagnarlo nelle visite di malati molto poveri, nel guardare l'infermo diceva: "Ricordalo, tu hai visto nettamente l'immagine del Cristo sofferente". San Giuseppe Moscati, nei suoi ammalati, non vedeva solo i sintomi ed i danni della malattia, ma l'uomo, nella sua fragilità, con le sue paure, aveva la capacità di immedesimarsi nel loro dolore, e soffriva immensamente quando non era in grado di alleviarlo. Dopo la sua morte, restano a testimonianza della sua grande personalità, scritti autografi, foto, ma soprattutto testimonianze di colleghi, che hanno avuto l'onore di conoscerlo e di collaborare con lui, e di coloro che grazie alla sua dedizione ed alle sue cure, hanno trovato giovamento.