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MOLLY BENT/ Sei anni e quasi cieca: è possibile fermare il tempo?

Pubblicazione:giovedì 17 aprile 2014

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Supponiamo che un astronauta inizi un viaggio cosmico all'età di 30 anni. Al momento della partenza saluta la moglie, sua coetanea, il figlio undicenne, e viaggia per venti anni, secondo l'orologio spaziale, con una velocità di 260.000 km/s. Quindi, giunto all'età di 50 anni, torna a casa. Con l'aiuto di formule fisiche si può facilmente calcolare che intanto, sulla Terra, sono trascorsi quarant'anni. Sicché al suo rientro l'astronauta viene accolto dalla moglie ora settantenne e dal figlio che ha ormai 51 anni, ed è dunque di un anno più vecchio del padre cinquantenne". Lo so. Non è per ora possibile viaggiare ad una velocità prossima a quella della luce per un essere umano. E quindi l'illusione che chi viaggia invecchia più lentamente, influisce soltanto in maniera infinitesimale. Sempre Kinnebrock ci spiega che un rappresentante che ogni giorno viaggi in automobile per una media di otto ore al giorno, al suo quarantesimo compleanno sarà più giovane di un suo coetaneo che vive stando per lo stesso tempo seduto alla scrivania di soltanto 0, 000000008 secondi.

Ecco perché, tra i sogni che si avverano di Molly, mi piacerebbe ci fosse quello di uno scienziato, nascosto da qualche parte, capace di fermare il tempo per lei, di farla viaggiare a 300.000 km/s, fin tanto che un altro geniale ricercatore, di un altro sconosciuto angolo del pianeta, fosse in grado di dare una risposta capace di trasformare la retinite pigmentosa in una di quelle belle storie di successo scientifico da raccontare. "Quando Dio creò l'universo - sosteneva Albert Einstein - l'ultima sua preoccupazione era crearlo in una maniera tale che noi lo comprendessimo". Mi piace pensare, che passo dopo passo, e tutti insieme, possiamo svelare un mistero alla volta. Anche per Molly.



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