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MOLLY BENT/ Sei anni e quasi cieca: è possibile fermare il tempo?

Molly Bent, sei anni, ha una malattia agli occhi che tra poco tempo la renderà cieca. Ha scritto con i genitori una lista di cose che vorrebbe vedere prima che questo accada. LUCIA ROMEO 

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Molly Bent. Uno di quei nomi che leggi sui giornali stranieri e che, non essendo famosi, potresti anche non considerare, passando oltre. Retinite pigmentosa. Una patologia che non riempie le pagine dei quotidiani e dei notiziari tutti i giorni. E quindi potrebbe risultare sconosciuta ai più. Poi, se decidi di interessarti alla storia, affronti una di quelle "full immersion" esistenziali che ti lasciano il segno dentro. Perché pensare ad una bambina di sei anni che, tra poco, non potrà più vedere nulla di tutto quello che la circonda, ti colpisce come un pugno alla bocca dello stomaco. Lasciandoti senza fiato. Specialmente se sei un genitore e hai figli piccoli. Perché l'idea di una malattia degli occhi che non ha nessuna cura possibile, ti riconduce ai limiti dell'uomo e alla grandezza, spesso terribile, dell'universo e delle cose che ancora non conosciamo, non sappiamo spiegarci, non sappiamo risolvere. Perché l'idea di due genitori che fanno compilare alla loro bambina una lista dei desideri delle cose che vorrebbe vedere prima di diventare completamente cieca, ti fa venire voglia di fare qualsiasi cosa pur di impedire un destino così terribilmente doloroso.

E improvvisamente vorresti fermare il tempo. " Se ci viene chiesto - scrive Werner Kinnebrock in 'Dove va il tempo che passa' - che cosa sono una casa o un albero, siamo in grado di rispondere in maniera piuttosto precisa. Se però ci viene chiesto che cos'é il tempo, ecco che facciamo fatica a trovare una risposta. In fondo, nessuno sa che cosa sia davvero il tempo. Riusciamo soltanto a descriverlo nelle sue manifestazioni, a interpretarlo da un punto di vista fisico, a misurarlo, o a parlarne attraverso una serie di concetti che gli sono strettamente correlati, come il passato, il presente e il futuro. Molte questioni, però, rimangono aperte: ha un inizio e una fine? Lo si può rallentare? Può scorrere a ritroso?". Leggere queste riflessioni quando ci si imbatte in una vicenda come quella di Molly, ti fa sperare che, da qualche parte del mondo, qualcuno trovi la formula magica per rallentare lo scorrere del tempo. Per allontanare il più possibile un momento che non vorresti mai diventasse reale. "In un razzo che sfreccia nello spazio - ricorda Kinnebrock - il tempo scorre più lentamente che sulla Terra.

Ciò significa che i movimenti fisici avvengono con maggior lentezza. Di conseguenza, gli stessi processi biologici che occorrono nel corpo di un uomo che viaggia all'interno del razzo si verificano più lentamente, cosicché l'uomo in questione non invecchia alla medesima velocità dei suoi simili che si trovano sulla Terra.