BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CELENTANO/ "Buona Pasqua Francesco", la lettera del cantante al Papa

Pubblicazione:

Foto InfoPhoto  Foto InfoPhoto

"State arrestando Dio", si intitola non si capisce perché un lungo articolo di Adriano Celentano pubblicato oggi su Il fatto quotidiano. E' piuttosto una lettera che vuole essere i suoi auguri di Pasqua a papa Francesco, per cui spende parole di grande stima: "è il Papa degli sconvolgimenti sia per i buoni che per i cattivi, una scossa di terremoto che non capitava da più di settecento anni", dice. Il Papa, dice ancora il cantante milanese, piace a tutti, a chi fa una vita improntata all'onestà ma anche ai disonesti e ai criminali.  "Pa' Francesco" come lo definisce, "piace ai buoni perché la sua presenza rafforza e rende quasi visibile la grande prospettiva di una vita gioiosa" e, dice, "insinua nei cattivi l'atroce dubbio che forse dopo questa di vita ce ne possa essere un'altra". Celentano prosegue elencando tutti i motivi per cui questo papa è così unico e affascinante, lo paragona ala figura del Messia, fa sentire Gesù vicino a tutti noi, dice, è amichevole nei toni come un Padre pronto a perdonare tutti quelli che si imbattono nel suo cammino. Lo fa ogni domenica, dice, all'Angelus. Non sta raccontando una favola questo Papa, spiega Celentano: "vuole che la gente si renda conto che per scrivere quelle parole di vita eterna Gesù ha dovuto morire sulla croce". La grande notizia che Gesù ha voluto darci: amare fino al punto di perdere la vita per gli altri. Celentano si sofferma poi sul senso del peccato, si chiede come mai Dio sa perdonare tutti e portarli in Paradiso: questo succede, dice, perché Dio prima di essere giusto, è infinitamente buono. Celentano approfondisce il concetto: "il criterio con cui Dio giudica è prima di tutto corrispondente alla Sua natura, che Lui stesso ha creato. Un meccanismo perfetto dal quale a causa della Sua stessa infinità bontà deve dipendere". Il motivo del Suo sacrificio sulla terra, spiega, è perché Dio non vuole essere imposto, ma amato per libera scelta. Celentano prosegue ancora, dimostrando una buona conoscenza di certi temi teologici, parlando della creazione dell'uomo a Sua immagine e somiglianza, un legame fra uomo e Dio paragonabile al legame che un uomo ha con le proprie membra: "per l'anima, amputare equivale a pentirsi e il proposito di pagare già qui sulla terra il debito per il delitto commesso". Non è facile immaginare Dio, dice ancora, lui lo immagina come un prato verde dove la terra è fertile e le piante crescono. Noi siamo le piante, dice, se non bene innaffiate dai buoni propositi le piante si seccano. Celentano finisce a modo suo, citando "i nuovi farisei" che in Giappone nonostante il disastro di Fukushima hanno deciso di riaprire gli impianti nucleari. Cita allora Nicodemo, quando Gesù gli dice che se non si ha la forza di rinascere  non è possibile entrare nel regno dei cieli. 



© Riproduzione Riservata.