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IL CASO/ La censura della processione dell'Affruntata, ultimo attacco dello Stato alla Chiesa

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La processione dell'Affruntata di Sant'Onofrio (Immagine d'archivio)  La processione dell'Affruntata di Sant'Onofrio (Immagine d'archivio)

La Chiesa non può invece ridursi, come preteso soprattutto dalla cultura dominante della seconda metà del novecento e fino ai nostri anni, ad essere una semplice "agenzia morale" che condanna (e premia) secondo le aspettative del potere.

Il cristianesimo tende inoltre alla salvezza di tutti, è perciò diretto a tutti (katholikòs). Gesù, secondo quanto tramandato dai Vangeli, si poneva come pietra di scandalo anche perché parlava, incontrava tutti, invitava tutti alla conversione, partendo dalle adultere (va e non peccare più), dai truffatori (Zaccheo scendi perché oggi voglio venire a casa tua. "Signore se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto"), dagli usurai (come Matteo), fino ai ladroni come quello crocefisso insieme a Lui (oggi stesso sarai con me in Paradiso).

La Chiesa si rivolge pertanto anche ai peccatori. La condanna dei peccati (anche quando questi sono reati) è netta. Ma l'invito alla conversione non può esserle interdetto verso nessuno. Né, tantomeno, si possono censurare manifestazioni popolari e di tradizione religiosa, quando è chiaro ed evidente che si è fatto di tutto per evitare che queste siano spazio di possibili interferenze mafiose.

Fa testo un'altra dichiarazione di Mons. Renzo: "Oggi, però, sarà una bella giornata, malgrado tutto. La legge deve tutelare l'ordine pubblico del vivere civile, la Chiesa ha il vangelo e la sua legge è la misericordia ed il perdono, come ci ha insegnato Gesù. Buoni e cattivi, Dio ci aspetta tutti. Non basta essere cristiani, bisogna esserlo nei comportamenti e nella ferma volontà a seguire Gesù. Non tutti lo fanno malgrado il Cristo sia morto in croce e risorto anche per loro".

Sabatino Savaglio




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