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IL CASO/ La censura della processione dell'Affruntata, ultimo attacco dello Stato alla Chiesa

Pubblicazione:lunedì 21 aprile 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 luglio 2014, 10.17

La processione dell'Affruntata di Sant'Onofrio (Immagine d'archivio) La processione dell'Affruntata di Sant'Onofrio (Immagine d'archivio)

La Chiesa non può invece ridursi, come preteso soprattutto dalla cultura dominante della seconda metà del novecento e fino ai nostri anni, ad essere una semplice "agenzia morale" che condanna (e premia) secondo le aspettative del potere.

Il cristianesimo tende inoltre alla salvezza di tutti, è perciò diretto a tutti (katholikòs). Gesù, secondo quanto tramandato dai Vangeli, si poneva come pietra di scandalo anche perché parlava, incontrava tutti, invitava tutti alla conversione, partendo dalle adultere (va e non peccare più), dai truffatori (Zaccheo scendi perché oggi voglio venire a casa tua. "Signore se ho frodato qualcuno restituisco quattro volte tanto"), dagli usurai (come Matteo), fino ai ladroni come quello crocefisso insieme a Lui (oggi stesso sarai con me in Paradiso).

La Chiesa si rivolge pertanto anche ai peccatori. La condanna dei peccati (anche quando questi sono reati) è netta. Ma l'invito alla conversione non può esserle interdetto verso nessuno. Né, tantomeno, si possono censurare manifestazioni popolari e di tradizione religiosa, quando è chiaro ed evidente che si è fatto di tutto per evitare che queste siano spazio di possibili interferenze mafiose.

Fa testo un'altra dichiarazione di Mons. Renzo: "Oggi, però, sarà una bella giornata, malgrado tutto. La legge deve tutelare l'ordine pubblico del vivere civile, la Chiesa ha il vangelo e la sua legge è la misericordia ed il perdono, come ci ha insegnato Gesù. Buoni e cattivi, Dio ci aspetta tutti. Non basta essere cristiani, bisogna esserlo nei comportamenti e nella ferma volontà a seguire Gesù. Non tutti lo fanno malgrado il Cristo sia morto in croce e risorto anche per loro".

Sabatino Savaglio




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