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LE ITALIANE NON FANNO FIGLI/ Crisi economica o di speranza?

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Ci siamo fatti carico di fornire un sussidio in denaro per diciotto mesi, un percorso consultoriale che riempia di senso psicologico l'evento nascita, beni di prima necessità, compresi alimenti per la coppia e materiale indispensabile per un neonato, come i pannolini.

Francesca e Marco sono arrivati solo per aver ricevuto un'indicazione; dalla nostra operatrice hanno però ricevuto espressioni di grande vicinanza e solidarietà. Inatteso tutto ciò!

Così, ancora una volta, l'aver porto una mano ha portato con sé la possibilità di far nascere.

Marco troverà, speriamo presto, un lavoro che renda più solido il bilancio familiare, ma per il momento il nostro progetto ha reso percorribile la possibilità di proseguire la gravidanza. Francesca ne è stata felice, il suo bambino potrà nascere e lei non si sentirà nel cuore la grave responsabilità di aver interrotto una vita.

A questo punto mi chiedo: se un'associazione di volontariato come la nostra può procurare questi "miracoli", quanto più potrebbe fare, volendolo, l'ente pubblico?

Come diceva l'articolo, le strutture per l'infanzia sono insufficienti, a volte non si può contare sull'aiuto prezioso dei nonni, ma la causa che più ostacola la nascita dei bambini, facendo aumentare il freddo dell'inverno demografico, resta l'indigenza e la lontananza dal problema dell'ente pubblico.

In Italia vige la legge 194, che si propone anche di tutelare la maternità. Vengono applicate queste norme? La risposta è no. La solidarietà permette ciò che le istituzioni negano.



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COMMENTI
23/04/2014 - La crisi delle donne italiane (claudia mazzola)

Per mia esperienza le italiane non fanno figli per studiare e far carriera. Infatti qui a Brescia è pieno di bambini extracomunitari bellissimi, mamme giovanissime e dal volto felice. I nuovi bresciani?