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Cronaca

SEGRETI DI STATO/ Sismi, Olp e Strage di Bologna: quante bugie su Italo e Graziella

Graziella De Palo e Italo Toni (Immagine d'archivio)Graziella De Palo e Italo Toni (Immagine d'archivio)

Si è parlato in maniera molto approfondita di connessioni tra il rapimento, il terrorismo rosso internazionale e la bomba di Bologna. È tutto plausibile, tutto: a noi, in questi trent’anni, di scenari ammissibili ce ne hanno somministrati tanti, ma non avremo mai né i corpi né la verità.  Ecco, può darsi che desecretando le carte della Strage di Bologna vengano alla luce nuovi legami.

 

Qual è la sua verità?

Non me ne sono fatta mai alcuna. Ogni tanto mi sembrava che qualche cosa fosse più convincente dell’altra. Continuo a crede però che Italo e Graziella – facendo i giornalisti freelance d’inchiesta – avessero messo le mani  sui rapporti privilegiati fra lo Stato italiano, attraverso il Sismi e il colonnello Stefano Giovannone, e i palestinesi. Si parla, oltre di canali di favore, di traffici di armi e di droga. Se si fosse scoperchiata la pentola…

 

In quegli anni il Libano, meta del viaggio dei due giornalisti, era una terra di nessuno.

Esatto. C’erano estremisti di ogni genere che si addestravano e lì lo Stato italiano intratteneva dei rapporti imbarazzanti. Italo e Graziella erano due mine vaganti molto pericolose e molto attrezzate: davano fastidio. Poi…

 

Prego.

Si è detto anche che Toni e De Palo, in seguito all’attentato alla stazione di Bologna, fossero stati presi e tenuti prigionieri per fare pressioni sull’Italia affinché liberasse il giordano Saleh, arrestato per i missili d’Ortona.

 

La presenza dell’Olp e delle sue falange estreme in particolare il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (marxista-leninista) è costante.

Sì, in tutte le ricostruzioni il punto fermo è che è stato un omicidio commesso materialmente, come diceva lei,  dalla frangia dell’Olp del Flpd di George Habbash. Gli esecutori sono stati loro.

 

Parla di atto meritorio in merito a quello dell'esecutivo Renzi di desecretare documenti quanto mai scottanti, ma come commenta il comportano dello Stato in merito alla vicenda, tra omertà, insabbiamenti, false rassicurazioni e depistaggi.

Male. Per anni siamo stati presi in giro. Oltre a dover affrontare il dolore per la scomparsa dei nostri cari, abbiamo dovuto capire – nella nostra impotenza – anche il perché delle loro bugie. La mia famiglia e quella di Graziella si sono sbattute, con pochi strumenti a disposizione, per far parlare della cosa il più possibile. Ma due semplici famiglie cosa possono fare? Avevamo bisogno che qualcun altro ci aiutasse. Ora, ripeto, siamo lieti che lo Stato abbia preso questa decisione di aprire gli archivi. È un passo, seppur tardivo, di civiltà.

 

(Fabio Franchini)

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