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Cronaca

DIVORZIO CONSENSUALE/ Il giurista: ecco perché è incostituzionale

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Un’aggregazione di questo tipo è ciò che i giuristi chiamano un’istituzione. Ma un’istituzione, se è davvero tale, non può che essere almeno tendenzialmente stabile. In nessun caso cioè il suo scioglimento può dipendere da una semplice decisione dei suoi componenti. La stabilità del matrimonio e la conseguente inammissibilità di un divorzio consensuale discendono dunque logicamente, in una maniera diretta e necessaria, dal fatto che, al massimo livello dell’ordinamento, la famiglia fondata sul matrimonio è riconosciuta come istituzione e non come semplice aggregazione volontaria. Il matrimonio, insomma, non è un contratto, che può sciogliersi semplicemente col mutuo consenso delle parti. Beninteso, il carattere istituzionale del matrimonio non ne implica affatto l’indissolubilità. In effetti, se la stabilità del vincolo coniugale trova infatti fondamento nel perseguimento dei fini propri della famiglia – quei fini in ragione dei quali la famiglia si istituzionalizza –, allora è pure ragionevole che il matrimonio debba potersi sciogliere se questi fini divengono concretamente irrealizzabili. E ciò anche per evitare che la permanenza del vincolo possa determinare inconvenienti peggiori a carico dei coniugi e di eventuali figli. Non sembra tuttavia dubitabile che la stabilità del matrimonio e della famiglia rappresenti un portato necessario del riconoscimento del loro carattere istituzionale.

Ciò posto è evidente che, mentre non può apparire problematico sotto il profilo costituzionale un intervento di riforma come quello sul cd. divorzio “breve”, e cioè un intervento che, per quanto discutibile, non mette però in discussione la configurazione del divorzio come rimedio eccezionale per la sopravvenuta impossibilità di mantenere o ricostituire la comunione spirituale e materiale di vita tra i coniugi, l’introduzione di un divorzio meramente consensuale appare invece sicuramente incompatibile con i principi costituzionali in materia familiare. Come si è provato a chiarire, infatti, il carattere istituzionale della famiglia fondata sul matrimonio implica che il diritto di ottenerne lo scioglimento venga ad esistenza solo in presenza di una giusta causa oggettiva e che si tratti comunque di un diritto esercitabile sotto il controllo di un’autorità giudiziaria chiamata a verificare la reale sussistenza della causa di scioglimento e quindi a disporlo con propria sentenza costitutiva.

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