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IL CASO/ Wojtyla, Wanda Poltawska e il "mistero" di una Meditazione scomoda

Pubblicazione:sabato 26 aprile 2014

Giovanni Paolo II (1920-2005) (Infophoto) Giovanni Paolo II (1920-2005) (Infophoto)

Ma perché "proibire", chiedevo io? Lì dentro c'erano cose importantissime non solo per preti o suore, e neanche solo per ogni cristiano, ma per ciascun cuore umano: si raccontava come il giovane don Karol, in dubbio se intensificare o meno il rapporto con qualcuno, si sentì dire dal suo direttore spirituale: «Forse Dio desidera darti questa persona…" E, proseguiva Giovanni Paolo II, "in quelle parole si racchiudeva l'incoraggiamento ad avere fiducia in Dio e ad accogliere il dono che un uomo diventa per l'altro». «Non sono note le circostanze di quanto avvenuto», mi ripeteva don Pawel. E poi c'era quello che, con la sua gentilezza, non diceva.

Nei tre anni trascorsi da allora non ho saputo molto altro, però qualcosa di più ho capito. Per esempio che la meditazione è stata depositata nel 2006 perché nella causa c'è la revisione degli scritti e quella fase, apertasi il 28 giugno 2005, si era conclusa il 2 aprile 2007. Rimaneva la domanda sul perché chi aveva la possibilità di "pubblicare" (cioè di rendere pubblica) quella meditazione avesse fatto in modo che quella pubblicità rimanesse confinata nella polvere dell'archivio vaticano.

Forse la persona cui si allude nelle prime righe della Meditazione era Wanda Poltawska? L'avevo pensato fin da subito e qualche indizio, l'avevo.

Mi era stato riferito che dopo la pubblicazione de Il dono disinteressato in Come Gesù, qualcuno le aveva chiesto se ne sapesse nulla e la risposta − il condizionale è d'obbligo − sarebbe stata: "ne so moltissimo, per questo non dirò mai nulla". Aggiungo che in Diario di un'amicizia si riporta il brano di una lettera del Papa a Wanda il cui contenuto attaglia perfettamente con il consiglio che il giovane don Karol aveva ricevuto. «...È nata nella mia consapevolezza la convinzione che Dio mi dava e mi assegnava te». (Accanto a Giovanni Paolo II,  Ares 2014, p. 92). Nel medesimo libro la Poltwska rispondendo a una domanda dice: «durante un incontro del 14 novembre 1993 il Papa mi ha chiesto di scrivere delle memorie. Ho cominciato, ma c'erano delle pressioni, e lui mi ha invitato a lasciar stare. Ma prima di morire mi ha detto che dovevo dare la mia testimonianza» (p. 94). Non è difficile pensare che la Meditazione Il dono disinteressato − di soli tre mesi dopo − sia stato un meraviglioso risarcimento per averle chiesto il rinvio.

Ci sono un'infinità di giornali che vorrebbero documentare il cattivo rapporto − o peggio − tra don Stanislaw e Wanda. Ma io credo che se il mio racconto fosse vero anche nella parte ipotetica, ne risulterebbe non la conferma di torbidi complotti ma il profilo di un segretario fedele che difende Karol Woytjla dal démone gnostico e materialista che aleggia in ciascuno di noi. Noi uomini, non appena abbiamo il sospetto di trovarci di fronte a qualcosa di veramente spirituale, subito presumiamo di possedere una spiegazione "più semplice": il più basso ci sembra il più vero


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