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IL CASO/ Wojtyla, Wanda Poltawska e il "mistero" di una Meditazione scomoda

Giovanni Paolo II (1920-2005) (Infophoto) Giovanni Paolo II (1920-2005) (Infophoto)

La superstizione di ricondurre il sublime all'infimo. Rileggendo la meditazione ho pensato che me l'ero scordato quanto è bello leggere un uomo che scrive di una donna. Perché, oltre a quello dei beceri discorsi sulle donne e sugli uomini, c'è un altro rischio nel leggere questa meditazione. C'è il rischio di leggerla e di metterci le foglie di fico, di farla diventare una lezione accademica sull'archetipo femminile e l'archetipo maschile. Se dopo aver letto: "L'uomo può dire all'altro: Dio mi ha dato te?" cominci, interiormente, un'articolata disamina dell'amore umano pre e post cacciata dal paradiso, sei sulla strada dell'archetipo, dello spirito che parla senza il corpo, cioè di uno spirito che non è l'anima umana. Stai correndo il rischio delle foglie di fico e non vedrai la bellezza che ha visto il Papa. Se invece alla domanda della prima riga, rispondi con un nome, sei nel giusto. Allora, ti consiglio, dai la mano a quel nome e leggi la meditazione con lei, con lui. Fino in fondo.

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