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IL CASO/ Wojtyla, Wanda Poltawska e il "mistero" di una Meditazione scomoda

"Il dono disinteressato" è il titolo di una meditazione di Giovanni Paolo II del 1994. La vicenda di quelle pagine è singolare, sembravano perfino essere "scomode". Perché? MAURO LEONARDI

Giovanni Paolo II (1920-2005) (Infophoto) Giovanni Paolo II (1920-2005) (Infophoto)

Ai primi di gennaio del 2011, mentre stavo ultimando la stesura di Come Gesù, mi arrivava tra le mani un testo sbalorditivo. Erano fotocopie dal titolo Il dono disinteressato, e la loro provenienza non era per niente chiara. Chi me le dava non ne sapeva molto. Si diceva che fosse un testo che qualcuno regalava a quei bambini - ormai adulti - che Giovanni Paolo II aveva battezzato agli inizi del pontificato, e che l'autore fosse Karol Wojtyla. Per la profonda attinenza con il tema del mio libro decisi subito di includerlo in appendice, ma avevo bisogno di conferme. Come era possibile fosse ancora inedito, non un piccolo discorso di circostanza, ma un testo così straordinario? 

Per accertarlo potevo solo rivolgermi a mons. Slawomir Oder, il postulatore della causa dell'uomo che domani la chiesa chiamerà santo. La beatificazione sarebbe stata il 1° maggio e sapevo essere impossibile, per una persona qualsiasi quale sono io, riuscire a parlare col Postulatore. Me lo confermò gentilmente la sua segretaria al telefono quando chiesi un appuntamento rimanendo sulle generali: non avrebbe neppure passato la mia chiamata. Tentennai ma poi, a rischio di passare per ridicolo, decisi di spiegare il motivo della telefonata. «Credo sia libero» mi disse subito con la voce mutata.

Era di Wojtyla? come mai non era pubblicata? potevo avere il permesso per farlo? «Come no? è tutto vero, verissimo: guardi, io ho il testo qui davanti a me, adesso, sulla mia scrivania». Però no, il permesso lui non me lo poteva dare. L'unico che poteva autorizzarmi era mons. Pawel Ptasznik, il capo della Sezione Polacca della Segreteria di Stato. Il mattino del 19 gennaio 2011 mi incontrai con lui alla Terza Loggia. La "mano del pontefice", colui che negli ultimi anni aveva aiutato Giovanni Paolo II a scrivere omelie e discorsi, era un simpatico sacerdote che, sorridente e disponibile, era davanti a me con il testo ufficiale della Meditazione, in polacco, copia di quella depositata in Acta Apostolicae Sedis volume 98 tomo II (2006) pp. 628-638. 

Conosceva quella traduzione e me ne voleva dare una migliore (però non ci riuscì, ndr). Acta Apostolicae Sedis è una sorta di Gazzetta Ufficiale dei Sommi Pontefici: quindi non si poteva avere certezza maggiore che fosse tutto vero. L'unico elemento aggiuntivo fornito dai fogli erano, in calce, la data e il luogo: Città del Vaticano, 8 febbraio 1994. Ci guardavamo. Io, abituato ai problemi della gente e non a quelli delle Logge (seppur vaticane), non capivo. Né quanto don Pawel mi diceva, né quanto non mi diceva. Mi diceva che fino a quel momento quel testo non era mai stato pubblicato (neppure su L'Osservatore Romano) perchè l'allora segretario personale del Papa - ora cardinale di Cracovia - aveva dato quell'ordine. E aggiungeva che da quando la Meditazione era in AAS il divieto era decaduto.