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CANONIZZAZIONE PAPI/ L'articolo di Julián Carrón: testimoni dell'essenziale

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Con la sua testimonianza personale di un cristianesimo vissuto con una consapevolezza e audacia uniche, Giovanni Paolo II ha riproposto in modo geniale il fondamento teologico della fede cattolica nelle encicliche trinitarie: Cristo, centro del cosmo e della storia (Redemptor Hominis); Dio Padre, ricco in misericordia (Dives in Misericordia); lo Spirito Santo, Signore e datore di vita (Dominum et Vivificantem). E allo stesso tempo, Papa Wojtyla ha mostrato anche tutte le implicazioni antropologiche e culturali della fede cristiana per la vita dell’uomo: la ragione esaltata e sanata dalla fede (Fides et Ratio); la dipendenza della morale dalla fede (Veritatis Splendor); la portata della fede per l’economia e il lavoro (Encicliche sociali); la natura missionaria della fede (Redemptoris Missio); la capacità della fede di illuminare il mistero del dolore (Salvifici Doloris), della vita umana (Evangelium Vitae), della famiglia (Familiaris Consortio). Così l’uomo può capire la promessa che la fede cristiana porta con sé per rispondere all’anelito di compimento in ogni aspetto del vivere.

 

Nel 2005 l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio rese omaggio a Giovanni Paolo II parlandone come di «un uomo che mette in gioco tutto se stesso, e con tutto se stesso e con l’intera sua vita, con la sua trasparenza, avalla ciò che predica». Un testimone che ha reso visibile l’essenziale, cioè Gesù Cristo, l’Unico che salva l’umano e riempie di letizia il «cuore inquieto» di ciascuno.

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