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CANONIZZAZIONE PAPI/ Roncalli, Wojtyla e il segreto della felicità

Giovanni Paolo II (Infophoto) Giovanni Paolo II (Infophoto)

Se così fosse, il primo papa della storia della Chiesa, l'apostolo Pietro, non avrebbe potuto essere riconosciuto e venerato come santo fin dai primi secoli, almeno considerato il suo rinnegamento descritto nei vangeli della Passione (cf. Lc 22,54-62; Gv 18,15-27). In Pietro, la santità si identifica nella triplice risposta di amore a Gesù (cf. Gv 21,15-17), che redime ogni sua debolezza e lo fa autentico "imitatore di Cristo", e non nella perfetta coerenza con sé stesso, secondo una concezione di "eroicità etica" che nulla ha a che vedere con quella di santità cristiana. «Nella fisionomia del santo l'affezione a Cristo costituisce il tratto più rispettabile e stupefacente, e il senso della sua Presenza l'aspetto più determinante. In un certo senso ciò che brama il santo non è la santità come perfezione; è la santità come incontro, appoggio, adesione, immedesimazione con Gesù Cristo». (L. Giussani, op. cit., p. 171). Solo all'interno di questa affezione che si immedesima e immedesimazione che si affeziona sempre di più comprendiamo adeguatamente il termine tradizionale che indica la santità – "perfetta imitazione di Cristo" – senza che esso assuma una deriva moralistica. Nel leggere le vite dei santi (una lettura che fa bene a tutti, credenti e non), possiamo così arrivare perfino a sorridere delle loro debolezze o stravaganze, senza smettere di riconoscere la grandezza della loro statura cristiana, e per ciò stesso umana.

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