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SPILLO/ Sostituire i figli con un cane, l'ultimo "capolavoro" della mentalità borghese

Pubblicazione:domenica 27 aprile 2014

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Negli ultimi anni nel nostro paese il fronte "pro animalibus" è andato rafforzandosi: i programmi delle televisioni commerciali, le serie tv made in Italy e gli stessi spot pubblicitari hanno incrementato notevolmente la sensibilità collettiva nei confronti del mondo degli animali domestici. Alcune formazioni politiche in difficoltà hanno addirittura individuato nella "causa animalista" uno dei possibili ambiti dove intercettare nuovi consensi.

Ex ministri e personaggi del mondo dello spettacolo si lanciano sovente in campagne di difesa di quella o di questa specie fino a denunciare "l'orrenda strage di agnelli" durante il periodo pasquale. Una nota testata nazionale ha perfino postato nei giorni scorsi un video dove alcuni cani "pregano" prima di mangiare e zelantemente sparecchiano le loro ciotole al termine del pasto.

Il cane e il gatto, infine, paiono essere diventati uno status symbol dei trenta-quarantenni single a "caccia" di compagnia o di un'anima gemella: portare a passeggio il cane con la tuta da ginnastica e il cappellino – magari armati di ipod per ascoltare la musica – sta diventando uno dei principali "vezzi" della borghesia delle grandi e piccole città della penisola e non sono poche le coppie che, volendo "avere un figlio", decidono prima di prendere un cane per allenarsi. Che cosa c'è dietro a questo fenomeno? Perché chi non ha grande simpatia per il mondo animale viene additato come un mostro, privo di sensibilità e di umanità?

Il cane, come il gatto o come qualunque animale domestico, è nettamente meno rischioso di un marito o di una moglie perché mira – molto semplicemente – alla soddisfazione degli istinti primari ed entra facilmente in empatia col proprio padrone. Gli animali eliminano all'uomo la fatica della "diversità", il confrontarsi – come diceva il buon Hegel – con un appetito simile a quello dell'uomo. Gli animali hanno desideri diversi dall'uomo, desideri che noi possiamo facilmente appagare e soddisfare, desideri che ci restituiscono gratificazione e consistenza affettiva.

Infatti la cosa più difficile per ogni uomo è "essere solo", stare in contatto con la propria solitudine, che non è appena l'assenza di compagnia, ma è l'estrema consapevolezza che dinnanzi alla realtà – ultimamente – ci sono solo e semplicemente "io". L'esempio dei "cani che pregano" è forse quello più emblematico: ci vogliamo illudere che gli animali possano vivere le stesse esperienze dell'uomo – perfino quella religiosa – per sostituirli risolutamente ai nostri simili, a quelli che quotidianamente incontriamo sull'autobus o sul posto di lavoro.


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