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CARABINIERE FERITO/ Martina Giangrande: vi racconto il "cuore" di mio padre

Un anno fa, il 28 aprile 2013, il brigadiere dei carabinieri Giuseppe Giangrande veniva colpito da un colpo di pistola sparato senza alcun apparente motivo. Parla la figlia MARTINA

Giuseppe Giangrande, foto da Facebook Giuseppe Giangrande, foto da Facebook

Un colpo di pistola, ed è il buio. Quello in cui cade da un momento all'altro il brigadiere dei carabinieri Giuseppe Giangrande, di servizio quel 28 aprile di un anno fa davanti alla Camera dei deputati, nelle ore concitate in cui nasceva il governo Letta. Un gesto mai capito realmente, quello di Luigi Preiti, l'uomo che ha sparato: follia, disperazione, rabbia contro le istituzioni. Tutto e niente. Come dice la figlia di Giangrande, Martina, in questa conversazione con ilsussidiario.net, "la vita è fatta così, ogni giorno può succedere di tutto, la vita ci mette davanti a cose inaspettate ogni istante. Le dobbiamo affrontare". La sua voce è squillante, forte, piena di energia nonostante le prove che la sua giovane esistenza le ha messo davanti: una ragazza provata duramente, prima la morte della madre, poi il ferimento del padre che da un anno a questa parte sta cercando con difficoltà di riprendere almeno alcune funzioni motorie e riabilitative: "Non so dire quanta sia la mia fede, ma sicuramente è importante avere qualcuno a cui affidarsi nella speranza che le cose possano cambiare".

Davanti al sacrificio di suo padre, viene da pensare come normalmente si parli delle forze dell'ordine solo quando ci sono episodi spiacevoli, e magari per mettere questi uomini in cattiva luce. Lei che ne pensa?

Io non sono nessuno, non saprei. Ma so che papà ha sempre fatto il suo lavoro con il cuore e creduto in quello che faceva portando avanti i suoi ideali. Crescendo in questo contesto, come è successo a me, si guardano le cose in modo diverso.

Lei ha detto in passato che l'Arma dei carabinieri le è sempre stata vicina, ci può dire in che modo?

Mi è stata vicina un po' come una seconda famiglia, specie quando è iniziato tutto. E' stato come se si fossero sostituiti a dei parenti. Successivamente hanno anche aperto una raccolta fondi tramite un fondo apposito. Posso dire che l'Arma mi è stata vicina sia affettivamente che economicamente.

Non si sente abbandonata dallo Stato, come si lamenta qualcuno in situazioni analoghe?

No, non potrei mai dire una cosa del genere. 

In che condizioni è oggi suo padre, un anno dopo l'attentato?

Attualmente è dovuto tornare nell'istituto clinico dove aveva fatto il primo ricovero, sta facendo un corso di riabilitazione che durerà fino all'estate. Poi si pensa che possa tornare in condizioni tali da essere di nuovo a casa.

Una lesione spinale con la conseguente immobilità, tornerà comunque in queste condizioni?

Sì, abbiamo la speranza di tornare al punto in cui ci eravamo dovuti fermare a dicembre quando era stato colpito da polmonite. Lui ha uno spirito combattivo.

Lei si sente di perdonare l'uomo che ha sparato a suo padre?