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FAMA E BELLEZZA/ Quanto è vero il "Mi piace" di internet?

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Cosa si propone, spesso, all’audience per ottenere fama rapidamente? Nel video cui si è accennato sopra senz’altro la ragazza è bella, la performance è particolare, ma ci chiediamo noi che senso possa avere se non quello di stupire per ottenere notorietà. Pensate, forse, che la ragazza sappia davvero parlare diciassette lingue? Ma a nessuno importa davvero chiedersi questo. A nessuno interessa che la prova sia davvero attestazione reale di capacità. Rimaniamo alla valutazione superficiale di piacevolezza che ingenera il video. Raramente si propongono allo spettatore la bellezza, la bontà, la verità, più spesso la provocazione, la volgarità, immagini ammiccanti, effetti speciali, scene che colpiscono all’istante, senza che occorra far fatica, comprendere capire. È la fruizione del disimpegno. Nella maggior parte dei casi circolano sulla televisione o sui new media abnorme uso della sessualità, sensualità e provocazione oppure morte, oscenità e bruttezza sostituiscono desiderio di vita, sacralità, bellezza e tenerezza amorosa. Così sembra oggi essersi avverata la profezia delle streghe del Macbeth che all’inizio esclamano «Il bello è brutto e il brutto è bello». Si è affermata, cioè, la tirannia del brutto anche nei campi artistici che per eccellenza consacravano il trionfo della bellezza.

Domina il trash, ovvero la spazzatura. Vanificati la tradizione e il retaggio valoriale e tecnico della tradizione stessa, sottovalutato tutto ciò che è del passato (purché non sia di pochi decenni prima, perché in tal caso andrebbe di moda), si può tranquillamente proporre agli occhi e agli orecchi di tutti la spazzatura. La vera e propria spazzatura è diventata arte: non un sogno, ma un incubo, quello della distruzione dell’arte, si sta traducendo in realtà. Basterà addurre qualche esempio in campo artistico. Il New hoover convertibles di Jeff Koons, cioè un aspirapolvere posto in una teca di museo, ha inaugurato nel 1984 il Neo-Geo o commodity sculpture. Sarah Lucas nel 1994 nell’opera Au naturel fa uso di frutta per imitare il rapporto sessuale su un letto, mentre Strange fruit di Zoe Leonard nel 1992 diventa la più evidente espressione del Kitsch: bucce di arance cucite insieme a ricomporre un nuovo frutto.

Chiediamoci col Manzoni de Il 5 maggio: «Fu vera gloria»? Manzoni non avrebbe dubbi al riguardo: se di fronte all’eternità è silenzio e tenebra la gloria che fu di Napoleone (come leggiamo alla fine della poesia), figuriamoci la notorietà di chi ostenta performance senza avere virtù particolari o talenti. Dante scrive: «Non è il mondan romore altro ch'un fiato/ di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi,/ e muta nome perché muta lato» (Purgatorio XI). E nel canto XVII del Paradiso, di fronte al trisavolo Cacciaguida, Dante esprime la paura di perdere l’ospitalità presso i signorotti dell’epoca nel caso in cui racconti tutto quello che ha visto nel viaggio nell’Oltremondo. Cacciaguida, però, lo riconferma nel suo compito di «allontanare gli uomini dalla condizione di miseria/peccato/infelicità e accompagnarli alla situazione di felicità/beatitudine» (come il poeta scrive nella Epistola a Cangrande della Scala inviatagli assieme al Paradiso).  


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