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Cronaca

FAMA E BELLEZZA/ Quanto è vero il "Mi piace" di internet?

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Dante ha pensato a sé e a coloro che avrebbero chiamato il suo tempo antico, cioè i posteri. Dante non ha avuto paura dell’esilio, della solitudine, ha avuto solo timore di non raccontare la verità e di perdere la gloria presso coloro che avrebbero chiamato antico il suo tempo, cioè noi. Noi siamo certi che la verità si affermerà («fin che l'ha vinto il ver con più persone» Purgatorio XXVI). Il sigillo della verità è, infatti, la durata nel tempo, perché solo ciò che è vero persiste.

Chiediamoci, quindi: che cos'è la vera bellezza? Come possiamo definirla? Io penso che la questione non sia quella di definire la bellezza, cioè il problema non è quello di chiudere la bellezza all'interno di confini, ma quello di osservare quello che la bellezza suscita in noi. Quando noi vediamo qualcosa che è davvero bello, la prima reazione è uno stupore, una meraviglia, che ci fa rimanere estasiati, in contemplazione. Pensiamo a una musica bella. Pensiamo alla sinfonia 40 di Mozart o alla Cappella Sistina di Michelangelo. Nel momento in cui noi cerchiamo di definire la bellezza, noi già la stiamo deturpando, la stiamo in un certo senso corrompendo, perché siamo presi come da un desiderio di possesso della stessa. Invece, la bellezza va ammirata. Bisogna guardare dove ci porti, come ci muova. È anche vero che quando io mi interrogo sulla bellezza di certe opere, mi rendo conto che c'è sempre un legame molto profondo tra l'arte e la realtà. Nel primo atto dell’Amleto il protagonista riferisce all’amico Orazio: «Ci sono più cose in cielo e in terra che nella tua filosofia, Orazio». La realtà è sempre più ricca di ogni immaginazione e, quindi, l'arte potrà e dovrà sempre prendere spunto dallo stupore per la realtà. La filosofia, la scienza, l’arte hanno la stessa scaturigine. Manzoni nell’opera De inventione sostiene che l'artista non inventa mai nulla. «Inventare», infatti, deriva da «invenire» che vuol dire «trovare», «scoprire».

Quindi l'artista è come se trovasse nel creato le norme e le impronte del creatore. Che significa? La bellezza che c'è nel creato è la sorgente dell’opera d’arte, è la sorgente di ogni atto, di ogni iniziativa artistica. C'è, poi, un legame molto profondo anche tra la bellezza e la bontà. La bellezza non è slegata dalla bontà. Quando un bambino dice «mamma sei brutta» o «papà sei brutto» intende dire che si sono comportati male. Nel bambino questa coincidenza tra bellezza e bontà è chiarissima. Non siamo noi adulti ad avere insinuato in lui la nozione di una identità tra bontà e bellezza. Per un bambino la mamma è bella sempre, perché è buona, è il suo punto di riferimento. Quindi la mamma è bella e buona. Ma nell'epoca moderna, in maniera drammatica, è avvenuta una separazione tra bellezza e bontà.