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Cronaca

FAMA E BELLEZZA/ Quanto è vero il "Mi piace" di internet?

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Ecco, l’identità tra buono, vero e bello è sempre esistita nell'arte. Questa identità esiste nell'arte classica, così come nell'estetica cristiana. Che cosa è accaduto nella contemporaneità? Possiamo senz’altro sottolineare alcune tendenze di fondo. La prima è sintetizzabile nella perdita del valore del simbolico, cioè della capacità di mettere insieme, unire il particolare con l’universale, con il suo significato. Nel Medioevo c’erano meno pezzi del puzzle del reale, ma l’uomo aveva ben presente l’immagine che doveva ricostruire. Oggi i pezzi del puzzle sono aumentati, ma è scomparsa per molti l’immagine di riferimento, il significato del tutto, il senso ultimo del reale. Se indaghiamo in maniera più analitica lo scenario estetico di oggi, si constata la separazione tra arte e bellezza, tra arte e realtà, tra arte e mistero, tra arte e uomo, tra arte e forma. Quell’arte che ha sempre avuto una forma, sinonimo stesso di bellezza, è divenuta spesso informale, senza forma. La coincidenza tra bello, buono e vero si è, nel tempo, disgregata. Un tempo la bellezza era anche sinonimo di bontà e verità. Oggi l’arte non vuole più essere bella, né buona, né vera, perché non esistono più, dicono in tanti, né bellezza, né bontà, né verità.

La seconda tendenza è conseguenza della prima. La frattura tra forma e contenuto ha condotto nel Novecento, secolo delle ideologie imperanti, al dominio del cerebralismo, al primato dell’idea sull’oggetto, sulla bellezza, sulla realtà. L’idea stessa, slegata da una forma, può diventare opera d’arte. Infine, e questa è la terza tendenza, tra Ottocento e Novecento il fatto artistico è stato inserito in un quadro economico. I quadri sono diventati investimenti, il criterio di valutazione si è legato alle misure dell’opera e al coefficiente di moltiplicazione proporzionale con il curriculum dell’artista. I movimenti artistici sono diventati mode soggette al tempo e all’arbitrio dei critici d’arte.

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