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BIMBI IN PROVETTA/ Perché insistere se anche il "papà" ci ripensa?

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Proprio per questo è da rilevare e apprezzare, infine, il fatto stesso che un intellettuale col background di Testart assuma queste posizioni. È ben nota la mossa che trova senso in un contesto anchilosato e settario come quello italiano, e che funge fin troppo bene da facile schedatura preventiva, ovvero l’etichettatura delle sensibilità, e delle rispettive bioetiche, in termini di “laici” e “cattolici”. Invece i temi e le opzioni sono e devono essere trasversali. In realtà qualche intellettuale ha rivelato anche da noi sensibilità affini a quella di Testart: basti pensare all’appello di qualche tempo fa, sottoscritto da Barcellona, Sorbi, Tronti, Vacca. Non a caso il loro opuscolo si motivava all’insegna dell’emergenza antropologica, che è ciò che dovrebbe anzitutto stare a cuore all’intellettuale, ben  al di là della sua eventuale adesione religiosa. Ma è il caso di dire, con rammarico, che ancora una volta l’appartenenza e lo spirito di fazione, per non dire di cordata, qui da noi prevale sull’onestà intellettuale.

Per fortuna la situazione francese sembra più fluida e la discussione più libera. Le recenti e vibranti polemiche sul matrimonio per tutti e lo straordinario e vitale movimento della Manif pour Tous, molto più un’iniziativa dal basso e trasversale che guidata dalle gerarchie della chiesa di Francia, mostrano a sufficienza che solo se sono capaci di suscitare disposizioni affini anche tra coloro che non si collocano entro la visione religiosa, le istanze che per i cattolici sono importanti riescono a incidere sulla società. Ciò non è sorprendente: in un contesto in cui la fede, come opzione assiologica se non come adesione generica, è fenomeno certamente di minoranze, solo se queste minoranze esprimono una capacità attrattiva sono in grado di pesare. 

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