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EUTANASIA/ Anne, un viaggio nel "buco nero" della solitudine

Pubblicazione:mercoledì 9 aprile 2014

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Perché nessuno si augura di trovarsi in una situazione di disperazione tale anche soltanto da immaginare di mettere la parola “fine” alla propria vita, e immediatamente sente il bisogno di attaccarsi alle persone che ama, di tenerle strette, perché la solitudine è il buco nero che passiamo la vita ad evitare, sapendo che è quello che ti ucciderà.

Anne era una donna sola. Abbandonata. Nessuno si prendeva cura di lei, e lei non si prendeva cura di nessuno, se non degli uccellini che si posavano nel suo giardino del Sussex. Ma poi anche loro volavano via, e la lasciavano sola. Il Papa ha detto che il problema del nostro tempo è che la società sta diventando così individualista che spinge via le persone che non possono permettersi di essere individualiste perché hanno bisogno di aiuto, gli anziani e i malati. Una società che di fronte al chiaro grido di aiuto di Anne “Vorrei morire”, ti risponde “Ti aiuto a farlo” anziché domandarsi dove ha fallito, è una società disumana.

Una società “darwinista” in cui sopravvie il più forte e il debole abbandonato soccombe, è una società fallita. Una società che di fronte alle grida di disperazione alza il volume per non sentire, è una società morta. Una società che ha perso il senso della vita, che non riconosce la bellezza della vita dall’inizio fino all’ultimo respiro, che non ne vede il valore anche nella vecchiaia, e non ne preserva e ne esalta la ricchezza, è una società che è destinata a disintegrarsi. Una società in cui i bambini non vengono fatti nascere, in cui gli anziani vengono lasciati morire (un signore di 90 anni sul Times ha scritto “mi sento un peso per la società”) segna l’inizio della fine dell’umanità.

Forse è arrivato il momento che questi casi di persone che si suicidano o che scelgono di morire “assistite” in cliniche che di “dignitas” hanno molto poco, ci facciano riflettere sulla direzione che stiamo prendendo e su che cosa riteniamo che abbia valore nella nostra vita: siamo persone o siamo robot?

(Laura Gotti Tedeschi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
09/04/2014 - Sostenere la vita (andrea ruggiu)

Queste tematiche meriterebbero maggiore risonanza sui media, e sarebbe bello se lo stato individuasse ed aiutasse (il 5x1000 in questo senso mi pare una buona modalità) le iniziative dal basso, dei corpi sociali intermedi, che hanno esattamente lo scopo di aiutare a far comprendere l'inestimabile valore della vita umana. Io ho in mente i CAV (centri aiuto alla vita), il Banco Alimentare o, ancora più “alla base” le persone che liberamente dedicano del loro tempo per andare a trovare anziani e malati nelle case di cura.