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CASO ALDOVRANDI/ Quella lezione di Pasolini che vale anche oggi

Pubblicazione:giovedì 1 maggio 2014

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Si guardi invece ancora adesso, dopo questi applausi, la richiesta che viene  dagli scandalizzati è addirittura l’espulsione dalla polizia dei poliziotti, i quali  hanno ormai pagato la loro condanna. A parte il fatto che non sono stati loro ad applaudirsi, e dunque non è ragionevole sostenere che  debbano essere ancora puniti.

Infine c’è stata una sentenza, una carcerazione, un prezzo pagato, e non si capisce perché non si possa essere colleghi accoglienti verso questi poliziotti che hanno certo commesso degli errori.

Madre e sorella hanno trovato ampio riconoscimento per il loro dolore, ma la responsabilità di riunire la vita comune, dove le colpe sono negli esseri umani, ma dove le responsabilità sono da condividere, questa è di tutti.

C’è bisogno di un modo molto diverso di guardare, fatto di misericordia e di perdono, come il Salvatore ci ha continuamente indicato, e non si tratta di una cosa che riguarda solo la vita religiosa, non c’è vita civile senza questo sguardo, la fredda mentalità dei diritti e doveri non compone la complessità della vita insieme. 



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COMMENTI
03/05/2014 - Diritto di cronaca e dovere di informazione (Giorgio Antonaci)

Diritto e dovere casualmente in testa allo stesso soggetto: ma è difficile, figuriamoci in un commentatore di passaggio. Madre e sorella, della madre, con spazio mediatico pari a quello del padre: tal Lino Aldrovandi, impegnatissimo anch'egli. Dalle notizie non condivisibili è obbligatorio prendere le distanze: il ragazzo non era indebolito dalla droga. Bastava leggersi verbali di udienza e sentenze, ma Giovanardi docet... Una condanna a 3,5 anni, 1 per l'indulto: corretta, ma del tutto indeguato il capo d'imputazione: omicidio colposo, ulteriormente ridotto a eccesso colposo. Misura della condanna, odiosa. Le considerazioni disinformate sullo stato e sulla fragilità di Fede ci riportano ai doveri del titolo: mai scrivere al buio. Le condizioni di lavoro e di retribuzione dei poliziotti sono in tutto paragonabili a quelle degli altri lavoratori, peraltro ormai quasi tutti precari: nessuno è autorizzato per questo ad assassinare nessun altro, proletari o borghesi che siano. L'assassinio di un ragazzo non si paga con una pena, oltretutto irrisoria, che non è un prezzo per quella giovanissima vita: lasciamo perdere il Salvatore, che non credo abbia perdonato con tanto poco il martirio di Federico. Occhio, emuli in divisa non ancora lordata di sangue innocente: è in arrivo nel nostro ordinamento il reato di tortura. Giorgio Antonaci.

 
01/05/2014 - Un applauso da capire prima di condannare (Giuseppe Crippa)

Concordo totalmente con Brandirali, a maggior ragione per il fatto che quando Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia si schierò con i poliziotti, veri proletari, contro gli studenti, sedicenti tali, lui era appena uscito dalla federazione Giovanile del PCI e non simpatizzava certo per i poliziotti.